Nemesi
  • 9788806200947
  • Einaudi
  • 2011

Nemesi

di Philip Roth

Siamo nella Newark del 1944: in Europa e nel Pacifico infuria la guerra mentre a Weequahic, il quartiere ebraico della città, esplode un focolaio di poliomielite. La paura della malattia e delle sue terribili conseguenze cambia le abitudini dei bambini e dei ragazzi del quartiere: ma non di quelli che si ritrovano per giocare a baseball al campo sportivo di cui Eugene «Bucky» Cantor è il responsabile. Bucky ha ventitre anni e il fisico aitante: l’unico suo difetto è una miopia così forte da avergli impedito di partire per la guerra. Il giovane ne è avvilito come se fosse una colpa di cui si è macchiato: tanto più che i suoi migliori amici sono tutti impegnati al fronte. Ai primi casi di polio, Cantor reagisce come se badare ai ragazzi fosse il suo modo di prestare servizio per la patria: rifiuta di chiudere il campo, anzi fa di tutto per evitare che si diffonda il panico e che la paura modifichi gli stili di vita delle persone. Ma il contagio non cessa di diffondersi. Anche due bambini che erano soliti frequentare il campo sportivo vengono presi da febbre e dolori e quando un altro dei «suoi» ragazzi si ammala e muore, Cantor ne è devastato. Il panico, la paura e la paranoia aumentano giorno dopo giorno e altri ragazzi si ammalano. La fidanzata di Cantor, che sta lavorando in una colonia estiva in Pennsylvania, lo convince a raggiungerla in mezzo a quella natura incontaminata. Cantor crede di essersi lasciato la tragedia alle spalle, ma i suoi peggiori incubi si materializzeranno di colpo. Una storia in cui corre l’oscura questione che tormenta tutti gli ultimi romanzi di Roth: quali scelte decidono il nostro destino? E quanto siamo impotenti di fronte alla forza degli eventi?


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Commenti (3)

15/06/2011 - Moraschi
utente
Il romanzo si apre nel luglio del 1944, l'anno in cui Newark è colpita da una terribile epidemia di poliomielite, quando Bucky, ventitré anni, riformato per la guerra , lavora come animatore nel campo giochi di Weequahic dove allena un gruppo di ragazzi, ebrei come lui, al gioco del baseball. Il nonno, scomparso da qualche anno, gli ha insegnato a fare bene il suo dovere, e così Bucky è diventato un precoce campione sportivo, abile nel lancio del peso e del giavellotto, dotato di "un'incrollabile buona salute". Forse è per questo che, nella rovente Newark di quell'estate, afflitta dall'afa e infestata dal fetore dei vicini allevamenti di maiali, decide di lottare e di resistere contro la malattia, senza farsi prendere dalla paranoia del contagio e lasciando il suo compito soltanto per raggiungere l'amata Marcia sulle Pocono Mountains, dove l'aria sembra pulita e il contagio impossibile. Una scelta, quella di lasciare Newark, estremamente sofferta, che comporta un esito contrario a qualunque aspettativa. Con garbo discreto, con classe raffinatissima, con infinita cultura di grande lettore, Roth conosce tutto di noi ,costruisce un personaggio imbevuto fino al midollo di rettitudine morale, un guerriero che ha bisogno di un nemico da combattere. E se non possono essere i giapponesi sarà la polio, e poi Dio e infine se stesso, quando non troverà più nessun altra forza verso cui dirigere la propria superbia.

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21/01/2012 - sofia
utente
Nemesi di Philip Roth è la storia di un eroe Eugene Cantor. Verrà nominato quasi sempre MrCantor. Per gli amici è chiamato Bucky è un giovane ebreo di Newark, ha vent'anni, una fidanzata.E' un ottimo atleta con un futuro di insegnante di educazione fisica. E' stato allevato dai nonni perchè la madre è morta durante il parto e il padre,un truffatore di cui se ne sono perse le tracce. Il periodo in cui vive Mr Cantor è il 1944. In quell'estate torrida gli Stati Uniti si trovano a fronteggiare due nemici: la guerra contro i tedeschi e i giapponesi e una grave epidemia di polio.Mr Cantor per un difetto alla vista non è stato accettato al fronte e svolge l'attività di animatore in un parco giochi come allenatore di ragazzi che vengono ad uno ad uno colpiti dalla terribile malattia.Si sente investito dal dovere di trasmettere ai ragazzi la forza e la determinazione che hanno caratterizzato la sua vita come una sua personale guerra. Più il romanzo si snoda pagina dopo pagina l'eroe che Roth ha creato si sgretola . Il suo bisogno di trovare un colpevole da quanto sta succedendo lo porterà a scagliarsi contro Dio che permette di morire o di restare storpi a dei bambini.Quando la fidanzata lo convince ad allontanarsi dal cuore dell'epidemia lo sentirà come una colpa e quando la polio raggiunge anche l'angolo tranquillo del campo estivo in mezzo ai monti lo sentirà come una sua colpa personale. Personaggio che Roth riscatterà solo nelle ultime pagine, ma che in sostanza viene sentito come eroe negativo nella seconda parte. Un bellissimo libro che mi ha avvicinato a questo scrittore de quale leggerò sicuramente ancora. Da leggere!

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22/05/2013 - Gino
utente
“Nemesi” di Roth è il quarto ed ultimo capitolo della raccolta di cui fanno parte “Everyman”, “L’indignazione” e “Umiliazione” e che prende il nome proprio da questo romanzo è ambientato nella città di Newark nel 1944, anno in cui fu colpita da un’epidemia di poliomielite in cui erano minacciati soprattutto i bambini. Protagonista è Bucky Cantor, un atleta ventitreenne che scartato dall’esercito decide di fare l’insegnante di educazione fisica nelle scuole. Il personaggio di Cantor tratteggiato dalla penna di Roth non è sicuramente adatto a far fronte alle problematiche, alla situazione, al sistema vita che sta invadendo la realtà in cui si trova. La malattia pian piano toglierà ogni singola certezza, mettendolo in bilico tra due strade, da una scelta inaspettata, da un ritorno che entra in conflitto con il presente, con l’affetto, con dei ragazzi che non posso esser trattati come oggetti. Già il titolo ci fa capire quanto l’autore in questo romanzo ha voluto mettere in evidenza la questione del caso, dell’indignazione, del fatuo destino che scrive il suo futuro, a volte benevolmente a volte malamente. "Voleva insegnare loro quel che suo nonno aveva insegnato a lui: la durezza e la determinazione, a essere fisicamente coraggiosi e fisicamente in forma, a non lasciarsi mettere i piedi in testa o svillaneggiare da chi diceva che gli ebrei, solo perché sapevano usare il cervello, erano delle checche e dei rammolliti."

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