La solitudine dei numeri primi
  • 9788804607748
  • Mondadori
  • 2008

La solitudine dei numeri primi

di Paolo Giordano

Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. È una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. Resta sola, incapace di muoversi, al fondo di un canale innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei e per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei. Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, saranno il marchio impresso a fuoco nelle vite di Alice e Mattia, adolescenti, giovani e infine adulti. Le loro esistenze si incroceranno, e si scopriranno strettamente uniti, eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano "primi gemelli": due numeri primi vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Un romanzo d'esordio che alterna momenti di durezza e spietata tensione a scene rarefatte e di trattenuta emozione, di sconsolata tenerezza e di tenace speranza.


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Commenti (15)

17/04/2011 - Luna
utente
Quando mi regalarono questo Romanzo di Paolo Giordano ero molto curiosa in quanto aveva già vinto il "Premio Strega". Devo dire che il premio se l'è meritato tutto. E' la storia di Mattia e Alice due giovani la cui vita è stata segnata da 2 episodi le cui conseguenze saranno irreversibili. Le loro vite si incroceranno e scopriranno di essere molto uniti, ma mai a tal punto da avvicinarsi completamente. Come i "numeri primi gemelli", quei numeri primi che sono separati da un unico numero...saranno sempre molto vicini ma non si uniranno mai. Vivamente consigliato.

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29/04/2011 - HierosGamos
utente
E' la storia di due giovani dalle vite segnate da errori commessi nel passato. Le loro vite si incroceranno, capiranno di essere fatti l'uno per l'altro ma non potranno mai avvicinarsi...ecco perchè questo titolo: i numeri primi, in particolare i numeri primi "gemelli" sono quei numeri (primi) che sono separati da un unico numero e che si ritrovano sempre in modo + rado nelle sequenze numeriche. E' un libro che fa riflettere. A volte facciamo cose stupide e senza senso per non deludere gli altri o per non fare brutta figura...ma queste azioni o bugie possono costare davvero molto come accade ai protanisti di questo libro.

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08/05/2011 - sofia
utente
Una frase:Ecco. Ci pensava spesso. Di nuovo. Era come un altra delle sue malattie, dalla quale non voleva veramente guarire. Ci si può ammalare anche solo di un ricordo e lei era ammalata. -- Paolo Giordano dal libro "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano Dire che mi è piaciuto non lo posso dire... Un libro tristissimo...E' il primo libro di Paolo Giordano ha ricevuto riconoscimenti letterari del Premio Strega e del PremioCampiello opera prima 2008.Questo però non mi esime da dare il mio modesto parere . Dal libro è stato tratto l'omonimo film una rilettura in chiave Horror, almeno così ho letto nei commenti , ma il film non l'ho visto.Due i protagonisti Alice che diventa storpia a causa di un incidente di sci sport che il padre le costringeva di fare e che lei odiava e Mattia è un bambino molto intelligente ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei e per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei. Sono loro i numeri primi numeri speciali numeri gemelli stretti gli uni agli altri nella loro solitudine e nei ricordi del loro passato.Atmosfera addirittura lugubre un libro che ti lascia scontento. Insomma non mi è piaciuto per niente.Ma come dico sempre questa è un'opinione soggettiva e meno male perchè il libro ha avuto molto successo. A voi la parola.....

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15/10/2011 - Libri e Recensioni
utente
Credo che la solitudine sia uno stato che, di tanto in tanto, capita a tutti nella vita, ma in questo romanzo non si parla di solitudine bensì di patologia... Continua su: http://www.librierecensioni.com/libri/la-solitudine-dei-numeri-primi-paolo-giordano.html

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07/11/2011 - angelica
utente
lascia un pò l'amaro è vero, ma vale la pena leggerlo!! tratta temi di tutti i giorni che molti ragazzi purtroppo devono affrontare,credo che in giro ci siano tanti mattia e alice... io lo consiglio!!!

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26/12/2011 - wolfmike
05/01/2012 - angelica23
utente
Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. E una mattina di nebbia fitta e gran freddo, lei non ha voglia. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso nel vero senso della parola. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. La nebbia non la fà trovare al gruppo, lei stessa crede di morire. Invece si salva, ma resterà zoppa e, soprattutto, segnata per sempre. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela,che però è un pò ritardata. La sua presenza mette a disagio il fratello di fronte ai compagni, per questo,quando un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che tornerà subito. Mattia non ritroverà più Michela. Michela si perde per sempre. Le vite di Alice e di Mattia, due esistenze segnate, si incroceranno. Diventeranno, Alice e Mattia, adolescenti, giovani, adulti. un pò amaro ma si legge volentieri...

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26/04/2012 - fra_paga
utente
Premessa: il libro è senza dubbio valido e consiglio a tutti la lettura. Critica: fagocitato indubbiamente nella decadenza dell'arte del nostro secolo. Il libro corre, galleggia nella superficialità pur toccando punti sensibili che non riesce mai (a mio avviso per la scarsa genialità dell'autore) ad approfondire. Giordano non ha uno stile proprio, rimbalza tra un capitolo e l'altro con la più evidente metodologia commerciale dei giorni nostri e lascia una (buona) impalcatura scheletrica fine a sè stessa: non la riempie di struttura. King (maldestramente) quando commentò il magistrale film di Kubrick "Shining" lo definì paragonato al proprio romanzo "una bellissima automobile senza motore" (a mio avviso si dovrebbe affermare il contrario visto che il film è di gran lunga superiore al libro"; voglio copiare tale citazione descrivendo "La solitudine dei numeri primi": manca quell'alito di vita per renderla al di sopra della sufficienza. Voto 6+

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18/05/2012 - Michela
utente
uno dei libri più brutti e inutili che io abbia mai letto non ha un fine, non ha un filo logico... noioso e ci si aspetta sempre un colpo di scena...che non arriva da non consigliare a nessuno!!

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02/11/2012 - Dott.sa Errore
utente
Alice e Mattia, più che due ragazzi sono esempi di vite disastrate. Libro acuto lasciato un po' appeso, forse perchè l'intento dello scrittore non era quello di darci una storia lineare, come si nota fin dalle prime pagine, ma di immergerci in situazioni comuni e non comuni.

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11/11/2012 - Mariangela Corsini
utente
E' uno dei libri migliori che ho letto: non ho potuto smettere di leggere fino alla fine. Molto accattivante e coinvolgente.

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29/12/2012 - Matik2003
utente
"Perchè Alice e Mattia erano uniti da un filo elastico e invisibile, sepolto sotto un mucchio di cose di poca importanza, un filo che poteva esistere soltanto tra due come loro: due che avevano riconosciuto la propria solitudine l'uno nell'altra." Un libro che parla di solitudine, di anime segnate da eventi troppo orribili e dai quali sono usciti segnati o fisicamente o psicologicamente. Una vita vissuta in modo difficile aprendo una voragine tra loro e chiunque si voglia avvicinare per aiutarli, amarli o semplicemente esser loro amici. E' un libro che ho letto velocemente, mi è piaciuto il modo di scrivere di questo autore, non ho sopportato in certi casi l'ostinazione di Mattia al non volersi far amare, mentre ho apprezzato molto il senso del "cogli l'attimo", pensiero che condivido in pieno, quando il momento magico è passato è impossibile ricrearlo e farlo rivivere di nuovo, qualcosa si è spezzato, altro si è frapposto e tutto è diverso anche se le persone sono sempre le stesse! Mi ha lasciata interdetta la fine del libro, l'autore sembra che abbia tirato a chiudere la storia il più velocemente possibile senza nessun lieto fine o senza nessun dramma.

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23/06/2013 - palmaleona
utente
Gli spunti proposti in questo libro da Giordano sono molto interessanti come molto intensi e ricchi di sfaccettature sono i personaggi di Alice e Matteo. Pur tuttavia non sono rimasta entusiasta dalla lettura di questo libro, non solo perchè non è il genere che prediligo, ma anche perchè, secondo me, andava arricchita ed approfondita la trama, la storia d'amore tra i protagonisti doveva essere più intensa ed un minimo fisica per poter dare al finale il sapore ancora più intenso della tragedia umana. Non lo consiglierei anche se so bene che è stato molto letto ed apprezzato dai lettori in generale e dagli utenti di Bookville in particolare!

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21/07/2013 - debnik
utente
Ho letto questo romanzo in due soli giorni per la prima volta dopo tanto tempo attaccata allo svolgimento della trama anche quando gli impegni mi impedivano di leggere. Come se i personaggi fossero state persone reali, li pensavo chiedendomi cosa stessero facendo in quel momento, ritrovandoli poi nello stesso atteggiamento in cui li avevo lasciati per continuare, insieme a me, lo svolgimento della loro vita, della loro storia. Un romanzo toccante con finale nè scontato nè a sorpresa bensì naturale. Forse un pò crudo nel linguaggio inizialmente poichè l'autore descrive i personaggi nella loro fase adolescenziale. E gli adolescenti utilizzano proprio quel linguaggio. Un libro al pari de "l'ombra del vento" come capacità di catturarmi tra le pagine. Essendo un libro molto discusso, qui sulla mia libreria vorrei dire cosa ho capito io, cosa, secondo me, l’autore ha voluto dire. E il "secondo ME" comprende la mia esperienza di lettrice, di donna con un passato, con un certo tipo di lavoro. Il fatto che l'autore non vada a fondo delle problematiche dei due ragazzi non significa che consideri i loro problemi delle sciocchezze. Il fatto che non si sia addentrato nella psicopatologia dei due protagonisti me lo ha fatto gradire ancora di più, immersi come siamo in persone che della psicologia ne fanno una giustificazione per tutte le malefatte, piccole o grandi, che ci circondano. Magari voleva solo spostare l'attenzione dagli adolescenti di Moccia a un'altro tipo di realtà lasciando al lettore il giudizio finale. Ma non sulla propria scrittura bensì sulla società. Magari voleva far capire che non tutti i disadattati finiscono a uccidere o rubare o a drogarsi. E, di conseguenza, che chi ruba, uccide o si droga non si senta più giustificato dalla propria esperienza passata. Perchè sembra sia di moda giustificare i crimini dicendo: "poverino però, ha avuto un'infanzia brutta". Il finale del romanzo non poteva essere scontato (sarebbe stato inverosimile che i due si sposassero e vivessero per sempre felici e contenti...) ed è stato, invece, naturale per quei due tipi di personaggi che ha creato. Deludente forse, ma naturale. Mi ha irritato l'atteggiamento dei genitori di Mattia e Alice. Ma non è colpa di Giordano se esistono davvero genitori così. Superficiali, distratti, inadeguati nel loro compito di educatori all'inizio (io non affido mio figlio piccolo a mia figlia grande nonostante nessuno dei due sia ritardato. Ma molti genitori invece lo fanno...) pur con una loro capacità di amare i propri figli, che Giordano mostrerà solo con pochi accenni, quando i ragazzi saranno ormai adulti. La scrittura di Giordano; sono daccordo che è stringata, asettica, ma credo che da un lato sia perchè è un matematico, dall'altra perchè non voleva farsi scorgere all'interno della storia. Un suo giudizio avrebbe rotto un equilibrio, avrebbe detto al lettore da che parte stare. E forse, questa cosa, non voleva farla. E' un tipo di scrittura tipo "il grande fratello" in cui l'autore descrive gli accadimenti man mano che si succedono proprio come se ci fosse una telecamera nascosta nella stanza di Mattia e Alice. Una scrittura descrittiva. Ed è anche questo elemento che mi fa pensare che quello che voleva dirci era proprio il monito del "non giustificare". Mi chiedo in quanti abbiano visto, in Twilight, al di là della storia d'amore tra adolescenti e le belle frasi d'amore tra Bella e Edward, tutta la difficoltà dell'essere adolescenti con genitori separati e innamorati di "diversi". Edward è un diverso ma anche Bella lo è. Ma questo è un altro libro...

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20/09/2015 - giusy
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A volte mi sembra di essere un numero primo.....ma l'apparenza inganna.

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