La carta più alta
  • 9788838926082
  • Sellerio
  • 2011

La carta più alta

di Marco Malvaldi

A Pineta siamo a metà di un’estate particolarmente lunga. Massimo, che ha completamente ristrutturato il bar, cerca una nuova banconista; Aldo, a cui hanno distrutto il ristorante dandogli fuoco, sta cercando un nuovo locale. Il posto adatto ci sarebbe: si tratta di Villa del Chiostro, una beauty farm che sta andando piuttosto bene, messa su vari anni prima da un personaggio losco, Riccardo Foresti, e dove vorrebbe aprire un ristorante in comproprietà. Aldo è reso dubbioso dalla cattiva reputazione di Foresti e prima di accettare vuole delle garanzie; la stessa storia della beauty farm, infatti, ha dei punti oscuri. Grazie alle conoscenze di Pilade in Comune, i vecchietti riescono a mettere le mani sui vari atti che hanno portato all’acquisizione del fabbricato; scoprono così che la proprietà è stata comprata ad un valore assai inferiore al prezzo di mercato. La spiegazione è ovvia: il bene è stato acquistato come nuda proprietà, e quindi destinato a rimanere in mano al venditore, Ranieri Carratori, fino alla morte di quest’ultimo. Meno ovvio è, invece, che il Carratori stesso sia morto in maniera improvvisa dopo un mese circa dalla stipula del contratto. Apparentemente, per una malattia che non perdona; ma per i vecchietti è una coincidenza troppo grossa per essere solo un caso. Un infortunio al tendine costringe Massimo a un ricovero proprio nello stesso ospedale in cui è morto Carratori. Aldo, Ampelio, Gino e Pilade, i quattro pensionati-detective di Pineta affondano in questa nuova avventura fra un pettegolezzo, una bevuta e quattro risate, rompendo la monotonia della placida vita di provincia con arguzia e ironia. E dimostrando alla fine che la scienza serve, anche tra i tavolini di un bar.


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Commenti (4)

31/01/2012 - brontolo
utente
Tornano i quattro irresistibili tetraventenni del BarLume in una storia che questa volta è decisamente più " gialla " delle precedenti. L'intreccio è più complesso e occupa una parte maggiore del libro, forse un po' a scapito delle figure dei simpatici ed incontenibili " renitenti alla tomba".La forza di questa serie sono stati indubbiamente i suoi personaggi , sia i vecchietti che il Barrista , ma in quest'ultimo i primi sono forse un pochino meno presenti, purtroppo. Ecco, a chi non avesse mai letto nessun libro della serie del BarLume, consiglierei forse di non iniziare da questo, ma di leggerli in ordine di uscita. Qui un po' si sente che ci si sta avvicinando alla fine di un 'avventura, pare infatti che questo sarà l'ultimo della serie, perchè, come detto dall'autore, è sempre più difficile non cadere nella sindrome della "Signora in giallo " ed immaginare che in un paesino di poche migliaia di anime venga compiuto un delitto l'anno. Sempre scorrevole, leggera, ironica e divertente la scrittura di Malvaldi,probabilmente il suo pregio più grande Alcune riflessioni sono veramente spassose, penso persino potrei adorare la chimica se me la spiegasse lui .

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16/08/2012 - Gino
utente
“Basta poco, a volte. Il gesto giusto al momento giusto, semplicemente, senza fare annunci o promesse di nessun genere. Così la cosa ti sorprende, e ha più valore. I quattro vecchietti erano entrati nella stanza un'oretta prima, in ordine sparso, ognuno con una seggiola sotto il braccio, dando solo un'occhiata per accertarsi, probabilmente, dell'assenza del dottor Berton. Quindi, senza dire una parola, avevano messo le seggiole intorno al letto e steso un lenzuolo verde sulla parte di materasso priva di Massimo. Una mescolata al mazzo e via. Briscola in cinque: cinque giocatori, otto carte in mano e una faccia di culo a testa, il resto vien da sé. Già mentre prendeva le carte in mano, Massimo aveva ritrovato il sorriso.” Mi trovo a parlare dell’ultimo libro della serie del Barlume che a detta dell’autore non vedrà dei successivi proprio per non cadere nella sindrome della “Signora in Giallo” d’altronde in quella periferia Toscana non è che ogni anno possa accadere un omicidio, ma si può cercare di far luce su vecchi casi irrisolti, ed è proprio da qui che nonno Ampelio, il Rimediotti, il Del Tacca del Comune, Aldo e Massimo il Barista si metteranno di nuovo a indagare. I vecchietti del Barlume indagano sulla morte di Ranieri Carratori che tutti credono sia morto per malattia ma che invece…Accompagnati da un linguaggio semplice, carismatico, Malvaldi riesce a farci uscire dalla noia e a farci fare un soggiorno nella Pineta seppur in tempo di crisi.

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22/09/2012 - Valeria
utente
Magari anche per riempire delle pagine con il niente ci vorrà dell'impegno. Chissà. Libro inutile.

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12/11/2025 - fra_paga
utente
Abbiamo un vincitore ! Da oggi, nella mia personale classifica dei libri peggiori, il podio più alto cambia d'inquilino. Già non entusiasta del primo libro malvaldiano che avevo approcciato (la briscola in cinque), ho peccato di perseveranza volendo leggere anche questo. Mai errore fu più fatale. Il raccontino è quanto di più insulso si possa trovare sul mercato. Battute trite e ritrite che si ripetono variando solo qualche sfumatura e che fan sorridere solo gli stessi soggetti che le pronunciano; una TOTALE mancanza di caratterizzazione dei personaggi che vengono buttati nella mischia gratuitamente senza un minimo approfondimento. Un autocompiacimento sulla (presunta) cultura dell'autore ripetutamente buttato lì senza mai un tornaconto concreto (anzi... talvolta i pozzi di sapienza da cui malvaldi attinge sono a dir poco risibili ! Ecco la vera parte comico / grottesca del libro). La scrittura ha uno stile elementare, da compitino di un alunno poco dotato, e ha il risultato di irritare ancor di più il lettore, soprattutto se contornata dall'enfasi mediatica con cui questo autore da sempre si accompagna. Evidentemente qualche "santo" in paradiso sta accompagnando malvaldi al successo; gli stessi "santi" che son persino riusciti a portare sullo schermo queste opere scadenti, con gli stessi risultati che accompagnano ormai da decenni le fiction italiane. Dulcis in fundo, la parte investigativa del romanzetto. Mai, e dico mai, un romanzo giallo ha creato meno interesse nella soluzione dell'enigma che in questo. Già, perché la stessa totale mancanza di introspezione psicologica la troviamo nello sviluppo della vicenda: un nulla cosmico, col nome dell'assassino buttato là alla fine, in una parola, in un nome piazzato lì per caso, seguito da un punto a capo, riprendendo senza nemmeno un accenno alla vicenda, con le consuete battutine stupide mai divertenti: tutti pronti per un'altra sciocchezza. Voto 1

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