E' leggermente più lento degli altri racconti extra Maigret che ho letto del fuoriclasse belga. Ma è una lentezza apparente. In realtà Simenon scava sempre più a fondo, gira intorno al punto d'arrivo, come un ago che vuole allargare il buco della pelle per levare la spina, per scoprire la realtà più torbida della ferita. E lo fa in modo sublime, come sempre, con le parole che dilatano tutti i cinque sensi del lettore. Atmosfera unica, cinematograficamente parlando, mi ha ricordato il miglior Pupi Avati. 8