Il 29 maggio 1921 Modica, in Sicilia, fu teatro di un tragico conflitto durante una manifestazione socialista. L’eccidio di Passogatta, così chiamato dalla contrada dove si svolsero gli eventi, segnò un oscuro capitolo nella storia italiana, rappresentando l’apice della violenza fascista nel passaggio dal biennio rosso al biennio nero. Autorità e forza pubblica non furono estranee al massacro. Coordinarono, depistarono, insabbiarono le indagini, garantendo l’impunità ai responsabili. A oltre cento anni di distanza, i contorni di quelli eventi restano avvolte nel mistero. Quanti furono i morti? Chi sparò? L’autore, basandosi su fonti giudiziarie, offre una ricostruzione plausibile, separando i fatti dalle opinioni e illuminando il contesto storico. Il libro esplora le tensioni politiche e sociali che preludono all’eccidio, ricostruisce le vite dei protagonisti, le indagini, gli arresti e il processo. La vicenda è un esempio da manuale di finzione democratica, nel quale si evidenzia il divario tra l’apparenza di una democrazia e la sua sostanza effettiva, tra elezioni manipolate, limitazioni ai diritti politici, controllo della stampa, dipendenza della magistratura dalla politica. Un invito alla riflessione, affinché quei fatti possano essere compresi nelle loro sfumature più profonde.