Sauro Badalamenti è tornato in un libro completamente diverso dal precedente. Chi aveva trovato da ridire sul finale di “Torre di controllo”, qui si troverà di fronte ad un libro estremamente realistico, dalla cui trama si leva anche un forte grido di denuncia. Tutto prende spunto da un terribile attentato all’aeroporto di Malpensa, che si rivela subito essere di matrice islamica. Sauro è chiamato ad indagare e con lui anche Miranda, diventata direttrice del Labanof, il laboratorio di medicina legale di Milano. I due personaggi sono a mio avviso molto diversi da come erano descritti nel precedente romanzo. Sauro è più maturo, più introspettivo e forse decisamente più insicuro sul piano sentimentale, in bilico tra l’amore per Miranda, che rappresenta la stabilità, la continuità e la sicurezza ed il desiderio di ritrovare una scintilla di passione, un brivido inatteso. Si è anche trasferito da Milano in cerca di un luogo in cui trovare un rapporto più umano con la realtà che lo circonda. Anche Miranda ha perso un po’ della leggerezza con la quale veniva descritta nell’altro libro e qui è raccontata soprattutto nella sua veste professionale. L’indagine dà lo spunto per un’accurata ricostruzione degli attentati portati al mondo occidentale dagli estremisti islamici negli ultimi decenni e da qui parte la denuncia con decise espressioni di rabbia verso la condiscendenza con la quale si trattano gli immigrati colpevoli di atti terroristici e anche verso la leggerezza e la velocità con la quale si dimenticano le vittime. L’eccesso di democrazia e la debolezza dei governi occidentali spesso diventano terreno fertile per le cellule estremiste che si insediano in occidente. Il dolore, la costernazione e la rabbia di Sauro di riassumono tutte in questa domanda : come è possibile provocare centinaia , migliaia di vittime in nome di Dio? La lettura procede veloce e scorrevole e anche se ad un certo punto la soluzione sembra prevedibile, beh…..qualcosa stupirà. Un libro che è qualcosa più di un thriller……..