"Non ho scritto questo libro per Dio, dice la Szabò nelle prime pagine del romanzo, che mi conosce fin nelle viscere, né per quelle ombre testimoni di ogni cosa che osservano le ore delle mie veglie e del mio sonno, bensì per gli esseri umani. Finora ho vissuto coraggiosamente, spero di morire allo stesso modo , con coraggio e senza menzogna, ma questo può accadere a una sola condizione: devo ammettere che Emerenc l’ho uccisa io." La porta di Mazda Szabò scrittrice ungherese supportata da Hermann Hess come una delle più grandi scrittrici ungheresi.Narra la storia di due donne una scrittrice e la sua donna di servizio Emerenc Szeredàs, la vera protagonista del romanzo, una delle più belle figure femminili che io abbia incontrato nelle mie letture.Non è una semplice donna di servizio, racchiude in sè un che di misterioso che attira la sua datrice di lavoro, sicuramente una figura autobiografica. Un libro intenso scritto con stile sicuro ed elegante, sicuramente pervaso di un commosso ricordo per una figura che la voce narrante, la scrittrice ha amato molto.Emerenc Szeredàs viene assunta dalla scrittrice come donna delle pulizie, ma non si limiterà alla gestione della casa: prenderà molte decisioni e, soprattutto, s’impadronirà del cuore e dell’anima di Magda per vent’anni, tra litigi e riappacificazioni, tra lontananze e ritorni.Il suo è sicuramente un passato di sofferenze che però tiene gelosamente dentro di sè chiuso come la porta della sua casa che non lascia mai aperta e che solo un cane di nome Viola può superare.La porta è una metafora che ricorre spesso anche nei sogni della scrittrice dove dopo aver chiesto soccorso per il marito ammalato all'arrivo degli infermieri si troverà impossibilitata ad aprire al porta d'ingresso svegliandosi atterrita.Tra le due donne nascerà dopo le prime incomprensioni un legame d'amore che la scrittrice tradirà permettendo ad altri di aprire quella porta sempre chiusa di Emerenc.Un bellissimo libro che scopre il mistero dell'animo umano. Una lettura speciale che consiglio!