Se ci si sofferma solo sul racconto in sé la prima impressione è quella di stupore per la reazione dei famigliari di Gregor che non si "scompongono", nel senso che non provano pietà per ciò che gli è successo e non pensano a come aiutarlo, ma al contrario ne sono inorriditi e pensano piuttosto a come tirare avanti senza di lui.
Certo è che il testo ha un significato più ampio soprattutto in riferimento al periodo storico in cui è stato scritto, ed esprime la diffidenza e lo scetticismo nei confronti dei cambiamenti che stavano avvenendo ad inizio novecento, oltre che la non accettazione del nuovo che stava avanzando con il capovolgimento dei valori e dei principi su cui si era sempre basata la società ottocentesca.
Rileggendo dopo decenni questo racconto di Kafka, è più la delusione che l'entusiamo a pervadermi. L'atmosfera è unica e il soggetto memorabile, tuttavia lo sviluppo della trama mi ha parzialmente deluso. L'animo umano viene scavato ma non così profondamente come ci si aspetterebbe da un pilastro della letteratura. Si continua a galleggiare in un limbo che non sfocia mai nel dramma umano che si vuol raccontare. E' una critica "indefinita" questa, ma l'indefinito arriva non tanto da una superficialità di lettura quanto ad un senso di vago che fino all'ultima pagina mi è rimasto dentro. Un libro che non dà risposte a domande che comunque si era posto. voto 7