Don Chisciotte della Mancia
  • 9788817014632
  • bur
  • 2007

Don Chisciotte della Mancia

di miguel de cervantes

Don Chisciotte della Mancia.


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Commenti (4)

08/01/2012 - sofia
utente
Difficile scrivere una recensione su un'opera che ha spinto moltissimi critici a definirla complessa sia a livello tematico che stilistico.Miguel Miguel de Cervantes Saavedra l'ha scritta in due tempi: una prima parte scritta tra il 1598 e il 1604 è stata pubblicata nel 1605 mentre una seconda parte è uscita nel 1615.L'hidalgo Alonso Quijada o Quesada è appassionato di romanzi cavallereschi e picareschi. Talmente appassionato che alla fine confonde la realtà con il mondo immaginario dei cavalieri e parte con un cavallo che chiama Ronzinante mentre a se stesso dà il nome di Don Chisciotte della Mancia sceglie una dama , una contadina sua vicina Aldonza Lorenzo che chiamerà Dulcinea del Toboso. Le prime avventure finiscono male preso a botte da dei mercanti. Torna in paese dove parroco e barbiere gli curano le ferite poi fanno rogo dei suoi romanzi, ma salvando i più belli.Appena guarito si procura uno scudiero un contadino che chiamerà Sancho Panza, e lo mette a cavallo di un asino.Altre avventure grottesche e altre botte alla fine il parroco e il barbiere legano Don Chisciotte e lo portano a casa.Letteratura e vita nel Don Chisciotte si mischiano i mulini a vento diventano dei giganti, le locande dei castelli, le pecore degli eserciti nemici, ogni cosa è vista sotto diversi punti di vista e ilpovero Don Chisciotte perde del tutto di vista la realtà.Nella seconda parte non è più Don Chisciotte a trasformare la realtà secondo la sua immaginazione, quanto piuttosto i personaggi intorno a lui, incluso Sancio, a volerlo convincere a compiere stramberie per poterne poi ridere.Si può dare letture diverse dell'opera vedrla come comica e grottesca o come tragica ma soprattutto una cosa si coglie lamodernità della strutturazione del romanzo come la stratificazione narrativa dove più narratori raccontano la storia rimandandosi uno all'altro. Un'opera sicuramente da tenere nella nostra libreria e da rileggere trovandone sempre nuovi spunti e prospettive.

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09/03/2012 - Ivana
utente
Ho impiegato tanto tempo per leggerlo ma non me ne sono pentita. Mi ero stancata di conoscere un classico della letteratura mondiale solo attraverso gli sceneggiati televisivi e i cartoni animati tratti dal libro, così mi sono armata di tanta pazienza e l'ho iniziato. Non nego che sia stata una lettura molto pesante e a tratti difficile e noiosa, ma non ho mai avuto la tentazione di abbandonarla perchè alcune parti sono semplicemente stupende. Un consiglio: se decidete di leggere il Don Chisciotte per motivi che non concernono la scuola, non abbandonatelo al primo accenno di stanchezza. Questo libro merita sicuramente più di una possibilità.

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12/06/2012 - debnik
utente
Ho letto “Don Chisciotte della Mancia” di Miguel de Cervantes dall'inizio alla fine, non proprio tutto d'un fiato come del resto è consigliato anche da Vincenzo la Gioia che ne ha curato la post fazione dell'edizione Frassinelli.<br />E' considerato un classico, un libro dal grande respiro ma non è riuscito a piacermi. O meglio, nel Cavaliere errante ed in tutto ciò che gli succede ho ritrovato tutta la meschinità degli uomini che, ancora oggi, si divertono alle spalle di persone con problemi o disagio psichico. Quante volte al bar buontemponi offrono da bere all'alcolista solo per poi ridere di ciò che gli capita. Di come cammina, di come si comporta e di ciò che dice o racconta da ubriaco. <br />Lo stesso capita a Don Chisciotte, vittima non tanto della propria pazzia, di cui ne ammette la presenza solo in punto di morte, quanto delle persone che attorno a lui inscenano storie di damigelle in pericolo alle quali occorre salvare l'onore per il gusto di vedere cosa dice o come si comporta il Cavaliere. <br />Don Chisciotte è un “saggio-matto”, dotato di grande fantasia, soggiogato dalle letture di libri cavallereschi al punto da far suo quel mondo e quel tipo di vita. E' una persona fondamentalmente ingenua se si vuol considerare ingenuità la totale fiducia nel prossimo. Ed è per questo che si lascia ingannare e, davanti all'evidenza di alcuni fatti, è più propenso a credere all'intervento di maghi contro di lui piuttosto che all'inganno di chi gli sta accanto.<br />Nel Don Chisciotte troviamo il tema della pazzia descritta in tutta la sua purezza. Le allucinazioni visive e uditive, il perseguire il proprio delirio credendolo una realtà.</p><p>In fondo, chi è quella persona che non crede a ciò che vede ed a ciò che sente? Prima di chiunque altro, siamo noi stessi che ci fidiamo dei nostri sensi. E se siamo dotati anche di grande fiducia in noi stessi, perseguiremo il nostro istinto indipendentemente da ciò che gli altri ci dicono per dissuaderci.<br />Don Chisciotte è così sicuro di sé che riesce a trascinare nelle sue avventure persino il suo amico Sancho Panza, di gran lunga più sano di mente ma molto meno colto. Lo convince promettendogli ricchezze o il governo di una qualche isola che conquisterà. Ed è questa promessa che manterrà Sancho sempre a fianco del protagonista nonostante spesso rimanga vittima in assurdi duelli o sbalordito dalla saggezza mista a pazzia del suo padrone. Ma anche lui, una volta compreso come fare, imbroglierà Don Chisciotte seppure in totale buona fede e cadrà vittima dei tranelli degli altri personaggi del romanzo tanto da non comprendere più chi è il savio e chi il pazzo.<br />Ma forse io ragiono come fosse ai giorni nostri ed è questo il motivo per cui non riesco a cogliere il messaggio dell'autore nascosto nell'opera. <br />Ma anche a quei tempi Don Chisciotte restava un personaggio strano, un evaso dalla realtà. Si immaginava un mondo in cui vivere come meglio credeva, come più gli era appropriato. Niente mi distoglie dal pensare che il suo potesse essere un modo di reagire alla caduta dei valori di quel tempo, un rappresentarsi mentalmente un mondo ideale per sé ed entrarci a vivere per sentirsi meglio con se stesso. <br />Idealmente non è così la schizofrenia? Un vivere in fondo più libero dalle convenzioni e dalle ipocrisie di una società fondamentalmente morta nei valori? Una malattia seducente per gli studiosi perché inafferrabile come lo è l'anima. Comprensibile solo da chi ne è affetto e per questo inenarrabile. La si può solo descrivere dal di fuori, da ciò che si vede nei comportamenti del malato e dalle reazioni difensive o di timore di chi gli sta accanto. In fondo nulla desta paura più di ciò che è incomprensibile. Da qui nasce istintivamente il tracciare dei confini tra se stessi ed il malato per rassicurarsi sul fatto di essere sani. L'azione successiva sarà di distacco sia rifiutando ogni contatto sia deridendo o rendendo il malato, attivamente o passivamente, oggetto di scherno e di divertimento. E qui torniamo a Don Chisciotte. Che egli abbia vissuto nel 1600 o che viva oggi nel 2008, la sua storia non cambia.</p><p>Nel romanzo mi ha colpito un altro personaggio per la lealtà verso il protagonista. Credo sia doveroso parlare del baccelliere del paese, Sansone Carrasco, che lascia partire Don Chisciotte per seguirlo ed indurlo a tornare ma non con le parole, che già non erano bastate ad impedirgli di lasciare la propria casa per inseguire le chimere della sua fantasia, bensì fingendosi anch'egli un Cavaliere e sfidandolo a duello. Se avesse vinto lui, Don Chisciotte avrebbe dovuto tornare indietro, in caso contrario lo avrebbe lasciato continuare. Contrariamente agli altri personaggi del libro, l'amico si mette dentro la follia del protagonista, in totale sintonia con le leggi e le regole della Cavalleria errante, non per prenderlo in giro, bensì per proteggerlo e riportarlo a casa. <br />Cervantes ha preannunciato il detto per cui “bisogna sempre dare ragione al matto” condividendo il suo delirio per conquistarne la fiducia.<br />D'altra parte è difficile dire ad una persona con le allucinazioni visive o uditive: “non è vero che vedi o senti quella cosa che mi stai raccontando”. Ed è ancora più difficile però, fingere di crederci. Ma Cervantes ha preceduto tutti e ha dato, nel personaggio del baccelliere, un modo diverso di vedere, interpretare, comprendere, trattare, la malattia mentale. Non so se lo abbia fatto consapevolmente o meno. Non credo perché il suo messaggio era sicuramente tutt'altro. Ma io ho colto questo particolare e Carrasco si è preso tutta la mia simpatia. Peccato che sia arrivato quasi al termine dell'opera perdendosi qua e là dentro a quasi mille pagine.

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16/03/2014 - Gino
utente
Don Chisciotte della Mancia è la più rilevante opera letteraria dello scrittore spagnolo Miguel de Cervantes Saavedra, e una delle più importanti nella storia della letteratura. Vi si incontrano, bizzarramente mescolati, sia elementi del genere picaresco, sia del romanzo epico-cavalleresco. Cervantes, che si era aggregato alla flotta Cristiana alla volta di Lepanto, di ritorno da quell'estenuante battaglia fu ricoverato presso l'Ospedale Maggiore della città di Messina, nella quale si riuniva lo stato maggiore di Don Giovanni d'Austria. E fu proprio a Messina, in quel momento delicato della sua esistenza, durante la convalescenza, che egli iniziò a scrivere il suo capolavoro, ossia il Don Chisciotte della Mancia. Il pretesto narrativo ideato dall'autore è la figura dello storico Cide Hamete Benengeli, di cui Cervantes dichiara di aver ritrovato e tradotto il manoscritto in aljamiado (lingua romanza diffusa tra i moriscos scritta coi caratteri arabi) nel quale sono raccontate le vicende di Don Chisciotte. Il libro si struttura in due parti, pubblicate rispettivamente nel 1605 e nel 1615. Il protagonista della vicenda - un uomo sulla cinquantina, forte di corporatura, asciutto di corpo e di viso - è un hidalgo spagnolo di nome Alonso Quijano, morbosamente appassionato di romanzi cavallereschi. Le letture lo condizionano a tal punto da trascinarlo in un mondo fantastico, nel quale si convince di essere chiamato a diventare un cavaliere errante. Si mette quindi in viaggio, come gli eroi dei romanzi, per difendere i deboli e riparare i torti. Alonso diventa così il cavaliere don Chisciotte della Mancia e inizia a girare per la Spagna. Nella sua follia, Don Chisciotte trascina con sé un contadino del posto, Sancio Panza, cui promette il governo di un'isola a patto che gli faccia da scudiero. Come tutti i cavalieri erranti, Don Chisciotte sente la necessità di dedicare a una dama le sue imprese. Lo farà scegliendo Aldonza Lorenzo, una contadina sua vicina, da lui trasfigurata in una nobile dama e ribattezzata Dulcinea del Toboso. Purtroppo per Don Chisciotte, la Spagna del suo tempo non è quella della cavalleria e nemmeno quella dei romanzi picareschi, e per l'unico eroe rimasto le avventure sono scarsissime. La sua visionaria ostinazione lo spinge però a leggere la realtà con altri occhi. Inizierà quindi a scambiare i mulini a vento con giganti dalle braccia rotanti, i burattini con demoni,i greggi di pecore con eserciti nemici. Combatterà questi avversari immaginari risultando sempre sonoramente sconfitto, e suscitando l'ilarità delle persone che assistono alle sue folli gesta. Sancio Panza, dal canto suo, sarà in alcuni casi la controparte razionale del visionario Don Chisciotte, mentre in altri frangenti si farà coinvolgere dalle ragioni del padrone. Un romanzo poderoso, anche se in alcuni punti avrei preferito meno ripetizioni, ci sono un sacco di (dis)avventure che più o meno si ripetono. Nonostante ciò, avendo modo di fare una lettura condivisa ho potuto assaporare con i giusti tempi il romanzo, che resta e resterà sempre un capolavoro. Mi piace concludere con una poesia di Paul Verlaine scritta proprio al Don: A Don Chisciotte Don Chisciotte, vecchio paladino, gran vagabondo, invano la folla assurda e vile ride di te: la tua morte fu un martirio e la tua vita un poema, e i mulini a vento avevano torto, mio re! Va', non fermarti, va', protetto dalla tua fede, sul tuo destriero fantastico che io amo, va', spigolatore sublime! - gli oblii della legge sono più numerosi, più grandi, di un tempo. Hurrah! noi ti seguiamo, noi, i poeti santi, dai capelli cinti di follia e di verbena. Guidaci all'assalto delle grandi fantasie, e presto, nonostante i tradimenti, sventolerà l'alato stendardo delle Poesie sul cranio canuto dell'inetta ragione!

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