Il romanzo in questione ha come titolo una domanda e anch’io inizierò la recensione in questo modo: “Può la maestra del romanzo giallo scombinare quelle regole che lei stessa ha creato e consolidato?” La risposta è sì. Confesso che durante l’intera lettura c’era qualcosa che non tornava, di poco convincente. Ma non capivo che cosa. Poi è arrivata l’interessante postfazione della traduttrice e scrittrice Anna Luisa Zazo in cui ha decodificato il dubbio che mi era sorto, oltre a chiarire ciò che aveva già affermato nell’enigmatica prefazione. E cioè che anche quelle che sembrano certezze consolidate come il teorema di Pitagora o come la frase “è chiaro come due più due fa quattro” sono state in realtà sopravvalutate e risultano decadute, sotto il peso dell’imprevedibilità della vita. E la cara Agatha ce ne dà un’efficace lezione. Questo romanzo della Christie, pubblicato per la prima volta nel 1934, non segue l'omicidio in questione con “ordine e metodo”, come avrebbe fatto l’amato (almeno per quanto mi riguarda 😅) Hercule Poirot. Infatti, l’investigatore belga non c’è. Come mancano la pungente scrittrice di successo Ariadne Oliver (ispirata alla vita della stessa autrice) la simpatica e agguerrita Miss Marple o i coniugi Tommy e Tuppence. Manca un personaggio fisso e si sente, perché abbiamo solo il tempo del racconto e della storia per poter familiarizzare con i due protagonisti, una nobile e annoiata Lady Frances e lo spiantato Bobby, quarto figlio di un vicario, entrambi un po’ confusi sul senso della propria vita. Non sono due investigatori dilettanti come i già citati Tommy e Tuppence, vanno praticamente allo sbaraglio in un caso che si complica sempre di più, per quanto sembri che seguano un criterio logico, tanto da non rendersi conto dei pericoli a cui vanno incontro. Nel frattempo, devono occuparsi anche della loro presunta amicizia e dei terzi incomodi che mandano in ulteriore confusione i sentimenti che davvero li animano. Perché la “regina del crime” era, in fondo, un po’ romanticona, così da stemperare la drammaticità sia degli eventi della sua stessa esistenza sia delle uccisioni che popolavano i suoi romanzi. L’omicidio narrato non va neanche a turbare la quiete della campagna inglese, il viaggio a bordo di un suggestivo treno o la vacanza in qualche località esotica, ma è ambientato su una scogliera, nella nebbiosa costa gallese, mentre Bobby sta giocando golf. Quando trova casualmente un cadavere lì vicino, riesce ad ascoltare le ultime parole della vittima, che sono una domanda, anzi LA domanda, “Perché non l’hanno chiesto a Evans?”, che dà il titolo al romanzo. In effetti, riflettendo, sono proprio i racconti della Christie senza un carattere fisso a constare dei titoli più suggestivi, pensiamo a Dieci piccoli indiani (in originale, "And then there were none", con insito, se vogliamo, un clamoroso spoiler), "Nella mia fine il mio principio", "É un problema", "Destinazione ignota". La Zazo, che dicono sia molto attenta alle sfumature della lingua (e si vede) sottolinea come già qui, nel romanzo in questione, sorge una criticità linguistica, perché in inglese suona come ”Why didn’t they ask Evans?”. Sembrerebbe semplice, semplice. E invece no. Perché, dove non sembra esserci alcun tradimento della frase originale, sorge il problema dell’articolo. Nella lingua inglese quasi mai, se non molto di rado, si pongono articoli davanti ai cognomi. Ma in italiano sì. Lasciando “Evans” senza articolo, lo attribuiremo più facilmente ad un uomo. Chissà se il racconto confermerebbe questa idea... evito spoiler. L’elemento narrativo che poi dà il colpo di grazia allo stravolgimento delle regole del genere giallo è proprio il finale di questo romanzo. Sappiamo bene, anche grazie a quel modello fondamentale della narrativa e del cinema, formulato negli studi di Campbell e Vogler, ossia “Il viaggio dell’eroe”, che l’archetipo dell’ombra, il quale incarna le forze del male che ostacolano il percorso del protagonista, va incontro sempre ad una punizione per le sue malefatte. Ecco, l’abilità di scrittura della Christie consente di svilire anche questa certezza consolidata. L’assassino verrà davvero sconfitto? Vi lascio con questo inquietante dubbio 😉.