Dune)
Letteratura italiana

Dune, recensito da KatnissEL su Bookville.it

[ALLERTA SPOILER] Mi sono avvicinata alla saga di Dune da grande appassionata di fantascienza, amando già le epopee di Star Wars e di Star Trek, tra cinema e serie TV. Quando ho scoperto che tra le principali fonti di ispirazione del regista George Lucas era possibile rintracciare la letteratura di Frank Herbert (1920-1986), oltre che l’opera di Isaac Asimov, ho deciso di immergermi nella lettura del primo dei sei volumi del Ciclo di Dune, scritti dall’autore statunitense, acclamato da pubblico e critica come uno dei più grandi esponenti del genere fantascientifico e vincitore dei due massimi riconoscimenti di questo ambito, il Premio Nebula nel 1965 e il Premio Hugo nel 1966. L’opera di Herbert fu portata avanti, a partire dal 1999, dal figlio Brian che, insieme allo scrittore Kevin J. Anderson hanno concluso la saga di Dune, rimasta incompiuta, e approfondito tutta la fase precedente con una serie di trilogie prequel e di monografie sui personaggi principali. L’elenco è lungo, mi limito a segnalare Sisterhood of Dune del 2012 disponibile, al momento di questa recensione, solo in lingua originale e da cui è stata tratta la serie, reperibile su Now, Dune. Profecy che approfondisce alcuni aspetti della genealogia del Bene Gesserit. Trattandosi di una saga sconfinata come la sua stessa ambientazione spaziale, sono solo all’inizio e quindi questa recensione non potrà che risultare parziale, seppur inevitabilmente lunga🙄. Il primo romanzo consta di più di seicento pagine, con un’interessante ed esaustiva introduzione dell’autore Sandro Pergameno e sei appendici molto utili, soprattutto la quinta che presenta il vocabolario creato da Herbert: valida perché i personaggi sono tanti e di conseguenza anche le linee narrative principali e secondarie. L’intreccio prevede una commistione tra la politica, con la sete di potere e ricchezza, religione ed ecologia, ambientati in un’epoca tecnologicamente molto avanzata e in un pianeta desertico, ossia Dune, detto anche Arrakis dai suoi abitanti, tutto completamente inventato eppure con notevoli caratteri di verosimiglianza con la nostra realtà. C’è la casa reale degli Atreides capeggiata dal Duca Leto, segnato dal suo tragico destino, inviata con l’inganno a sistemare le cose proprio su Arrakis; ma il potere “feudale” proprio dell’organizzazione nobiliare del Landstraad di cui essa fa parte è in concorrenza con la letale gelosia dell’Imperatore e della principale casa rivale degli Harkonnen. Questi ultimi, capeggiati dal terribile Barone (che, come si scoprirà proseguendo la lettura, non è poi così lontano dagli Atreides, visto il colpo di scena che ci riserva l’autore) sono emblema di una nuova borghesia arricchita dal potere commerciale e per questo “snobbata” dagli Atreides che si riconoscono in valori più alti. Perché in gioco c’è la gestione di una potente sostanza, il melange, la “spezia delle spezie” presente solo su Arrakis, una specie di droga ma soprattutto fonte di poteri mentali ed economici. A questo si aggiungono le ambizioni della Gilda spaziale, che detiene il monopolio dei viaggi, dei trasporti e delle operazioni finanziarie tra pianeti. Le fila della storia però non sono lasciate al caso: perché c’è anche una potente organizzazione femminile, una scuola di addestramento fisico e mentale, che può sembrare una confraternita o una setta, quella del Bene Gesserit (con tratti che ricorda molto le Aes Sedai della saga de La ruota del tempo di Robert Jordan). Presenti da millenni, queste donne sono ormai infiltrate in tutti i ranghi del potere, hanno studiato i possibili intrecci genetici, per arrivare al protagonista del romanzo, Paul Atreides. Perché c’è un’attesa che dura da millenni, quella del Lisan al-gaib o Mahdi, un Messia (che darà il titolo al secondo romanzo della saga), colui che si crede condurrà l’Impero ad una nuova alba... o forse ad una nuova guerra santa. Una figura umana e divina, con poteri di preveggenza, pedina e al contempo gestore di un gioco molto intricato e pericoloso. Ecco, qui ho notato quello che per noi potrebbe anche sembrare un anacronismo, in qualche modo risolto solo nelle pagine finali del racconto: Lady Jessica, madre di Paul, una delle più importanti Bene Gesserit, destinata a diventare “Reverenda Madre”, è semplicemente la concubina del Duca Leto. Come rimarrà concubina la donna amata da Paul, Chani. E la stessa Principessa Irulan, figlia dell’Imperatore, Bene Gesserit anch’essa, la cui dote letteraria pervade ogni capitolo, grazie alle sue prefazioni, sposerà Paul solo per ragioni politiche e da lui non riceverà “nessun figlio, nessuna carezza, uno sguardo, un solo istante di desiderio”. Insoma Herbert, in realtà, si dimostra sensibile anche alla questione femminile. Ma non solo. Scrivendo negli anni '70, in subbuglio anche a causa della prima crisi energetica, Herbert lavora sulla coscienza dei lettori per quanto riguarda lo sfruttamento delle risorse del pianeta: nell’aridità del deserto di Arrakis avvertiamo tutta la questione della siccità dei nostri giorni. La sua abilità nel descrivere l’ambientazione fa sentire il vento che sferza gli occhi e la sabbia che si percepisce quasi a livello materico. Eppure nel totale disorientamento scopriamo una civiltà fiorente, quella dei Fremen: hanno imparato a riciclare l’acqua del corpo con l’avanguardistico sistema della Tuta Distillante, riescono a cavalcare i temibili Vermi delle sabbie (gli Shai-Hulud), sono abili guerrieri con un notevole arsenale militare. Sono guidati dal potere della fede: una fede che talvolta degenera nel fanatismo e nel fondamentalismo ed è emblematica proprio nel capo dei Fremen e poi fidato alleato di Paul, Stilgar, uno dei personaggi più carismatici. Il romanzo è estremamente complesso, pieno di intrighi, di personaggi, di termini propri del vocabolario creato con grande maestria dall’autore: bisogna “entrarci dentro” pagina dopo pagina, per riuscire a familiarizzare con i numerosi intrecci narrativi e comprendere che è storia della ricerca di identità e di equilibrio da parte del protagonista e della sua ascesa a quel potere che gli è destinato da sempre. Può aiutare vedere rappresentato il mondo di Dune nei due film di Denis Villeneuve che adattano il primo romanzo in modo magistrale, riuscendo in un’operazione invece fallita nei tentativi precedenti. E il quadro più completo lo si otterrà proseguendo con la lettura dei successivi romanzi della saga. P.S. Se siete arrivati alla fine di questa recensione... grazie😅​

Ricordati che questa è l'opinione di un lettore e non rappresenta una recensione ufficiale del libro.

Di questo autore