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08/02/2016 - sofia
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Una levatrice a New York, recensito da sofia su Bookville.it

“Le seguenti memorie furono trovate in una cassetta di sicurezza appartenuta alla mia trisavola, Ann, poco dopo la sua morte, avvenuta all’età di settantotto anni, nel 1925”.Una levatrice a New York di Kate Manning è quindi una storia vera un pò romanzata dall'autrice. Ann detta Axie di 12 anni, sua sorella Dutch di 7 e il piccolo Joe di soli 2 anni facevano parte di quella folla di miserabili, vestiti di stracci e con una fame atavica. I fratelli Muldoon erano orfani di padre, caduto ubriaco da un’impalcatura mentre portava sulle spalle un carico di mattoni, mentre la madre, lavandaia da un cinese, si era ustionata un braccio e languiva nel misero appartamento, “dove non c’era nemmeno spazio per farci il segno della croce”, di un caseggiato in Cherry Street.Il libro è un documento storico del bigottismo imperante nel 1860 dove solo le donne venivano accusate se ricorrevano a contaccetivi per evitare gravidanze indesiderate. L'aborto veniva punito come un omicidio e le donne che vi ricorrevano additate come prostitute. In questo contesto l'attività di Ann era vista non sono con sospetto, ma come pratiche effettuate da una strega. Non importava che la su principale attività fosse quella di levatrice e anche piuttosto brava nel far nascere i bambini.Fu perseguitata per tutta la vita e solo il suo coraggio di far valere i suoi diritti di donna le permetteva di andare avanti. Un bellissimo libro che avvicne in tutte le sue pagine ed un documento importante della condizione della donna nella fine ottocento. Ann diventa quindi una femminista convinta e inarrestabile. Bello da leggere!

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08/02/2016 - sofia
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Io e Billy. Storia di un bambino autistico e del gatto che gli ha salvato la vita, recensito da sofia su Bookville.it

Può un gatto salvare la vita ad bambino autistico? In questo libro Io e Billy scritto dalla mamma di Fraser bambino fortemente autistico che grida per ogni cosa sembra proprio di si. Billy è un gatto speciale che riesce a calmare Fraser e fargli fare importanti conquiste . Un libro molto commovente ma che ci dà l'importanza di un animale come un gatto nella vita di un disabile Da leggere!

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08/02/2016 - sofia
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Il fotografo di Auchwitz, recensito da sofia su Bookville.it

Wilhelm Brasse è un giovane Austro-polacco che si rifiuta di giurare fedeltà ad Hitler e che per questo viene rinchiuso ad Auschwitz. Mentre i suoi compagni vengono immediatamente giustiziati lui si salva perchè è un abile fotografo. Il Fotografo di Aschiwitz di Crippa Luca e Onnis Maurizio è la sua storia corredata da sue fotografie di prigionieri e gerarchi delle SS.Crippa Luca Dopo aver compiuto studi di filosofia e teologia, ha lavorato come editor e consulente editoriale. Nel 2013 è uscito per Piemme Il fotografo di Auschwitz, scritto con Maurizio Onnis e tradotto in diversi paesi. L’anno successivo, sempre per i tipi Piemme e sempre con Maurizio Onnis, viene pubblicato L’archivista.ONNIS MAURIZIO Consulente editoriale, ha viaggiato nei paesi in via di sviluppo e studiato antropologia e storia delle culture. Nel 2013 è uscito per Piemme Il fotografo di Auschwitz, scritto con Luca Crippa e tradotto in diversi paesi. L’anno successivo, sempre per i tipi Piemme e sempre con Luca Crippa, viene pubblicato L’archivista.(A cura di Wuz.it)Il libro è scritto con dovizie di particolari agghiaccianti come quando a Brasse viene dato l'incarico di fotografare gli esperimenti medici sui prigionieri. Viene dato risalto anche al conflitto interiore del protagonista in cui sovrasta la paura di essere mandato a morte e il senso di sentirsi connivente con i suoi aguzzini. E' questo il sentimento più oltraggioso per le vittime costrette a collaborare con gli assassini una tortura psicologica che si aggiunge alle atrocità. Un libro che è degno di un'attenta lettura!

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04/02/2016 - Matik2003
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I giorni dell'abbandono, recensito da Matik2003 su Bookville.it

"...il dolore si è distillato, mi ha avvilita ma non mi ha spezzata." Il libro racconta la storia di Olga, una donna di 38 anni con due figli, che improvvisamente viene lasciata dal marito. "Tempo, tempo, tutto il tempo della vita si era perso, e solo per disfarsene con la leggerezza di un capriccio. Che decisione ingiusta, unilaterale. Soffiare via il passato come un brutto insetto che si è poggiato sulla mano." La Ferrante come solo lei sa fare, entra nell'animo di Olga, in profondità, ci racconta di una donna "guastata", smarrita, offesa che ha dedicato la sua vita a quella di un marito che senza curarsi di lei l'abbandona. Olga sarà costretta: ad affrontare i fantasmi del passato ("la poverella" una donna che aveva subito la sua stessa sorte durante la sua infanzia a Napoli), ad occuparsi del cane Otto (dono del marito ai figli) che capirà di amare solo quando sarà troppo tardi, i suoi figli da un giorno all'altro saranno costretti a convivere con una madre "diversa" sguaiata, insofferente e intollerante e con il padre mancante, perderà la sua integrità, fino quasi a sfaldarsi, dovrà combattere il rancore e il dolore, fino a ricompattarsi per affrontare di nuovo la "sua" vita. "Sì, ero stupida. I canali dei sensi si erano chiusi, non vi scorreva più il flusso della vita chissà da quando. Che errore era stato chiudere il significato della mia esistenza nei riti di Mario mi offriva con prudente trasporto coniugale. Che errore era stato affidare il senso di me alle sue gratificazioni, ai suoi entusiasmi, al percorso sempre più fruttuoso della sua vita. Che errore, soprattutto, era stato credere di non poter vivere senza di lui, quando da tempo non era affatto certa che con lui fosse vita." Olga è una donna che mi ricorda Lila o Lenù dell'Amica geniale, perché la Ferrante ha la capacità di pennellare magistralmente l'animo delle donne che soffrono, che si "guastano" o si "smarginano" per poi puntualmente tornare a esistere, quietamente. "Il futuro sarà tutto così, la vita viva insieme all'odore umido della terra dei morti, l'attenzione insieme alla disattenzione, i balzi entusiastici del cuore insieme ai bruschi cali di significato. Ma non sarà peggio del passato." "Esistere è questo, pensai, un sussulto di gioia, una fitta di dolore, un piacere intenso, vene che pulsano sotto la pelle, non c'è nient'altro di vero da raccontare."

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03/02/2016 - simona72
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Capricci del destino, recensito da simona72 su Bookville.it

Troppo fantasioso e lontano dalla realtà per i miei gusti personali... in tutti i racconti il finale lascia l'amaro in bocca... non mi è piaciuto

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02/02/2016 - francy
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The Prophet, recensito da francy su Bookville.it

Questa lettura mi ha fatto riflettere molto, profonda e ricca di contenuti spirituali.

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01/02/2016 - Matik2003
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Una piccola libreria a Parigi, recensito da Matik2003 su Bookville.it

"....perché tutto è dentro di noi. E nulla scompare." Un libro che racconta del dolore che si prova per le persone amate e perdute. Jean Perdu ha amato la sua Manon, con tutto se stesso, annientandosi, poi un giorno lei ha lasciato una lettera e se ne è andata via. "Chi viene lasciato deve rispondere con il silenzio. Non deve dare più nulla a chi se ne è andato, deve farla finita così come l'altro l'ha fatta finita con il futuro." Lui si è rifiutato di leggerla, sa che ha scelto la felicità tra le braccia di suo marito Luc e per lui inizia una vita senza amore, bloccato in un mondo piatto e triste, nel quale ripensa continuamente alla sua lei, poi un giorno grazie a Caterina il contenuto della lettera viene a galla e scopre che Manon è fuggita da lui non perché non lo amava più, ma per un problema grave di salute. Adesso Jean Perdu non si rammarica per l'amore perduto, ma per non esserle stato accanto nel momento della malattia. "Lo sai che fra la fine e il nuovo inizio, c'è un mondo di mezzo? E' il tempo ferito, Jean Perdu. E' una palude dove si raccolgono sogni, paure e intenzioni perdute. I passi in questo tempo si fanno più pesanti. Non sottovalutare questa stazione di passaggio fra la fine e il nuovo inizio, Jeanno. Datti tempo. A volte le soglie sono così grandi che non si possono superare con un passo solo." Inizia per lui un viaggio che lo porterà da Parigi fino alla Provenza, grazie al quale affronterà i fantasmi che lo tormentano e ricomincerà di nuovo a vivere. "Manon, hai ragione. E ancora tutto qui. Il tempo passato insieme è intramontabile, immortale. E la vita non finisce qui. La morte nella nostra vita è solo una soglia fra una fine e un nuovo inizio." Un libro troppo melenso per i miei gusti, forse io ho il difetto di non essere molto romantica, tutta questa sofferenza per l'abbandono da parte di una donna che si divideva tra due uomini, Luc e Jean, non mi ha convinto fino in fondo, sono troppo insensibile verso il troppo, lo ammetto, purtroppo so che di questo romanzo mi rimarranno di più gli incantevoli paesaggi descritti nel viaggio su una chiatta tra i fiumi che da Parigi portano nella splendida Provenza ed il profondo dolore che si prova per la morte di una persona a noi molto cara, quel distacco per me è difficile da accettare e da assorbire. "Il dolore funziona così: ti accompagna fin dall'inizio. Ti sveglia. Sta tutto il giorno con te, fino alla sera, e non ti lascia dormire in pace. Ti stritola e ti scuote. Ma ti scalda anche. Prima o poi se ne va, ma non è mai per sempre. Si guarda continuamente indietro. E poi alla fine...ho capito di colpo che cosa è importante nella vita. Il dolore me l'ha rilevato: è l'amore la cosa più importante. Mangiare bene. Tenere la testa alta e non dire di sì quando bisogna dire di no." "Una piccola libreria a Parigi" mi ha deluso, è il classico libro che dalla copertina e dal titolo mi aspettavo di più, ma capisco anche che possa piacere a molti per l'amore ed il romanticismo che trasmette.

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29/01/2016 - giusy
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I maestri Invisibili, recensito da giusy su Bookville.it

Spicca un linguaggio tecnico di difficile comprensione. Libro noioso e snervante in cui è possibile, ma non per tutti, trovare un minimo interesse nella parte finale da pagina 193

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27/01/2016 - Infilaindiana Edizioni
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Lucas, recensito da Infilaindiana Edizioni su Bookville.it

“Voglio diventare grande.” “Ma sei già grande, hai diciotto anni!” “Voglio diventare un uomo” aveva risposto Lucas alla madre, ormai in lacrime per l’annuncio del figlio. Lucas ha diciotto anni e si è appena diplomato, primo in famiglia, in ragioneria. Nonostante i pianti e le suppliche della madre, decide però di arruolarsi e andare a combattere. In realtà, Lucas ha scelto il momento peggiore per dare il suo contributo alla patria. Gli americani stanno arrivando e la seconda guerra mondiale volge ormai al termine. In confronto agli altri commilitoni, Lucas si sente ancora un bambino, inadeguato e insicuro. Riesce comunque a instaurare con i compagni un rapporto di amicizia e stima reciproca. Lo sgangherato gruppo di soldati di cui fa parte vivrà una serie di avventure durante il viaggio che da Milano li condurrà fino a Roma. Lucas affronterà alcune dure prove ma, soprattutto, dovrà imparare a sopportare se stesso, ad accettare i propri limiti e quelli degli altri. Scoprirà infine cosa significa essere un uomo e non un eroe come in principio avrebbe voluto essere. La prima lettera che riceve da Annabella, una ragazza del suo paese, contiene tre semplici parole: ”Sei ancora vivo?”. Nel tempo Lucas vedrà cambiare la propria risposta. Muterà anche il suo sentimento per la ragazza, con la quale intrattiene un rapporto epistolare, che da pungente e sfrontato diventerà sempre più dolce e intimo. Lucas diventerà un uomo. La sua non sarà però una crescita dovuta alle azioni militari, bensì una vera maturazione interiore.

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26/01/2016 - Matik2003
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Storia della bambina perduta. L'amica geniale, recensito da Matik2003 su Bookville.it

"....è buona regola non pretendere chissà che ma godersi il possibile." Quando ho finito questo libro, il quarto ed ultimo della saga dell'Amica Geniale, mi sono sentita persa, ho pensato: "Ed ora, che faccio senza Lila e Lenù?", lo so può sembrare esagerato ed assurdo, ma quando ti appassioni ad una storia bella, scritta con maestria, poi è difficile farne a meno, resti come sospesa, pensi ora troverò nuove letture che possano coinvolgermi allo stesso modo e farmi sentire soddisfatta? La Ferrante non ha mai avuto un cedimento nel raccontarci la storia delle due amiche, pagina dopo pagina, non c'è mai stato un momento nel quale mi sia annoiata od abbia pensato -la sta tirando troppo per le lunghe-, tutto è perfettamente perfetto, oltre a Lila e Lenù, c'è anche la storia dell'Italia dagli anni 50 fino ai giorni nostri, mi hanno impressionato le pagine che ripercorrono le ore terribili di quella maledetta domenica del 23 novembre 1980 quando tutto il meridione fu scosso dal terremoto che distrusse tanti piccoli paesi dell'Irpinia, gli anni bui del terrorismo, la piaga della droga, i movimenti femministi, i ruggenti anni della democrazia cristiana, la scalata dei socialisti, gli agguati di camorra, le brigate rosse e poi Napoli: una città bellissima, dai mille contrasti estremi, che Lenù e Lila amano ed odiano nella stessa identica maniera. "Essere nati in questa città serve a una cosa sola: sapere da sempre, quasi per istinto, ciò che oggi tra mille distinguo cominciano a sostenere tutti: il sogno di progresso senza limiti è in realtà un incubo pieno di ferocia e di morte." "Storia della bambina perduta" continua a raccontare di Lila e Lenù, che si avvicinano di nuovo, riallacciano il rapporto di amicizia che si era allontanato, ma mai spezzato, Lenù capisce ed aiuta la mamma con la quale aveva sempre avuto un rapporto difficile, Lila, invece, sarà costretta ad affrontare un dolore, dal quale non è possibile riprendersi mai più, continuerà a viveve, ma senza viver più realmente. "Io ero io (Lenù) e proprio per questo motivo potevo farle spazio in me darle una forma resistente. Lei invece non voleva essere lei (Lila), quindi non sapeva fare lo stesso. La tragedia di Tina, il fisico debilitato, il cervello allo sbando certamente concorrevano alle sue crisi. Ma il malessere che chiamava smarginatura aveva quella ragione di fondo." Passione, odio, amore,amicizia, invidia, tradiementi, indifferenza, arrivismo e tanto altro, il libro è un condensato di sentimenti, di vita vissuta, Lila rimarrà sempre la più forte colei che conduce, ma sarà Lenù a spiccare il volo, quella che farà le scelte difficile, ad affermarsi e con la sua pazienza e amore a tenere saldo il rapporto di amicizia tra le due ed alla fine tutto ritornarà al principio dalle due piccole bambine che persero le bambole nella cantina di Don Achille.... "Ogni rapporto intenso tra essere umani è pieno di tagliole e se si vuole che duri bisogna imparare a schivarle. Lo feci anche in quella circostanza e alla fine mi sembrò di essermi solo imbattuta in un'ennesima prova di quanto fosse splendida e tenebrosa la nostra amicizia, di quanto fosse stato lungo e complicato il dolore di Lila, di come esso durasse ancora e sarebbe sempre durato." Concludo con l'ultima frase del libro e consigliando la lettura di questa splendida storia: "A differenza che nei racconti, la vita vera, quando è passata, si sporge non sulla chiarezza ma sull'oscurità. Ho pensato: ora che Lila si è fatta vedere così nitidamente, devo rassegnarmi a non vederla più."

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