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24/04/2014 - Savy
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La memoria del ghiaccio, recensito da Savy su Bookville.it

Bellissime le descrizioni del paesaggio artico, buoni personaggi, ma la storia non è quel granchè; mi aspettavo un thriller dalle tinte fosche, quello che ti fa palpitare di tensione, ma ho trovato invece una storia alquanto banale. Si tratta di un tentativo di addossare una paternità, peraltro fasulla, ad un medico che si è trovato a prestare servizio in un paesino sperduto in mezzo ai ghiacci, reo di non aver ceduto alle grazie di una machiavellica e infame infermiera. Per più di mezzo libro si legge su due piani temporali, quello attuale dove questo medico si destreggia, dopo aver saputo di avere due figli gemelli, con l'attuale moglie e la novella notizia, e nell'altro si ritorna indietro con la memoria, a quando prestava servizio, alla ricerca di qualche indizio per capire se il presunto 'stupro' (come afferma si è trattato l'infermiera)sia veramente avvenuto. Senza lode e senza infamia, si fa un pò avvincente verso la fine, quando si svela la frode e, infine divorziato, il medico ritrova una donna inuit di cui si era invaghito nel periodo in cui aveva soggiornato nel paese e da cui, in quell'avventura lampo svoltasi nel giro di una giornata, scopre di avere veramente un figlio. Il titolo non ci azzecca nulla, il contenuto si può dire un pò banalotto, ma si può leggere.

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24/04/2014 - Savy
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Il pane di ieri, recensito da Savy su Bookville.it

Il cibo è condivisione, cultura, emozione; in queste pagine il valore del pane e del vino vengono ripercorsi insieme ai principi e alla vita contadina dei primi del novecento, scritta da un uomo di fede, che dolcemente e con tanto cuore ci permette di entrare in punta di piedi nelle case di persone che sapevano cosa voleva dire vivere alla giornata, con semplicità. Una vita di fatica, di sudore e di preoccupazioni, ma anche di gioia, di serenità; il cibo era il la vita quotidiana, il sostentamento e tutto ciò che c'era a disposizione veniva accuratamente conservato e distribuito con parsimonia. Una vita semplice, dura, ma intrisa di significati, raccolti dall'esperienza e tramandati di generazione in generazione. Dalla vendemmia, al rito della bagna cauda, al succedersi della vita e della morte, si viene a conoscenza di un mondo antico, dove il divertimento era una serata seduti accanto al focolare con i vicini e amici, a raccontarsi aneddoti, a sorridere di accadimenti giornalieri; dove la messa della domenica alle undici, era l'occasione per indossare il vestito della festa e per ritrovarsi in piazza o a bere un bicchiere di vino alla cantina sociale, mentre le donne, dall'alba, preparavano il pasto della 'domenica' quello dove si mangiava bene, dove comparivano almeno sette portate nel tavolo. Un mondo dove c'era anche la violenza, ma questa era brutalmente annientata da quei sentimenti che il parroco sapeva far emergere dal cuore con poche parole; piccole o grandi scaramucce erano sempre ricondotte alla ragione dalla comprensione e da una realtà che metteva in primo piano le priorità principali dell'esistenza. Commovente e dolcissimo questo libro non solo ci racconta di un pezzo di storia vissuta dall'autore, ma da modo di riflettere su come ci siamo impoveriti, a livello umano... Un libro assolutamente da leggere!

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24/04/2014 - Savy
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Una moglie affidabile, recensito da Savy su Bookville.it

Una bella ambientazione e dei personaggi ben descritti ha fatto di questo romanzo un mistery molto raffinato. Ho apprezzato molto il modus narrativo dell'autore e con gran sorpresa è riuscito a tracciare i sentimenti e le emozioni femminili con grande maestria! Molto bello.

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24/04/2014 - omissam
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Discorso sulla servitù volontaria, recensito da omissam su Bookville.it

Discorso della servitù volontaria - Etienne de la Boétie In Francia regnava quell’ Enrico II, detto il Galante, che sposò nel 1533 Caterina de’Medici. Si racconta che politicamente si facesse guidare da una sua amante, Diana di Poitiers, la quale si prese poi cura di una figlia che Enrico ebbe da un’altra sua amante. Un bell’ambiente! In Inghilterra nasceva in quegli anni, dal matrimonio del poco gentile (!) Enrico VIII e Anna Bolena, la futura Elisabetta I, la cosiddetta regina vergine. A Roma, Alessandro Farnese, il 12 ottobre del 1534 fu eletto papa (Paolo III) e regnò fino al 1549. Pasquino scrisse a suo epitaffio: “in questa tomba giace un avvoltoio cupido e rapace/ Ei fu Alessandro Farnese, che mai nulla donò e tutto prese/ Fate per lui orazione, poveretto, morì d’indigestione.” Seguì, dopo lunghe diatribe, tal Giovanni Ciocchi dal Monte nel 1550, (col nome di Giulio III) e regnò fino al 1555. Altalenò momenti riformistici a rigidità esclusive fino ad inaugurare nel 1559 il terribile Index Librorum Prohibitorum. Anche per chi ha una infarinatura della storia dell’Europa della prima metà del 1500 si può rendere conto dell’ambiente in cui nacque e visse, per solo trentatre anni, Etienne de la Boétie. Nato nel 1530 a Sarlat, morì a Germignan in Gironda nel 1563. Un assoluto e grande filosofo che, a solo diciotto anni, scrisse un piccolissimo libro da cui si iniziò una profonda rivoluzione culturale e politica in Europa. A solo diciotto anni! Michel de Montaigne lesse il suo manoscritto dal titolo: Discorso della servitù volontaria e ne rimase stregato! Lo definì come “il più grande pensatore del suo tempo”. Ed è proprio riferendosi al tempo in cui Etienne de la Boétie visse che se ne può percepire la grandezza del suo spirito e l’analisi profondamente vera, sia del potere sia di chi il potere lo subiva e, ad oggi, inimmaginabile, continua a subirlo. Suoi coetanei o quasi: Tommaso Moro, Erasmo da Rotterdam, Machiavelli. Un secolo incredibile il 1500! L’inizio di quella rivoluzione che nel corso dei secoli portò buona parte dell’umanità europea a prendere coscienza di sé, liberando i migliori pensatori dall’oppressione totalitaria dei monarchi-tiranni e dai dogmi soffocanti della Chiesa Cattolica. Anche, come si sa, a costo della vita, come Giordano Bruno e tanti altri. Nelle 37 pagine del Discorso della servitù volontaria nella edizione della Universale Economica Feltrinelli (gli va subito detto un bel grazie!) che ho letto e riletto d’un fiato, scoprendo il perché un spirito libero come Montaigne lo indicasse, nei suoi Les Essais, come un grande filosofo. Poche pagine per analizzare il perché del successo di re e di tiranni, uomini soli che governano con mano pesantissima intere masse di uomini e come questi si assoggettano al potere per la propria incapacità di resistere all’ansia della dipendenza, per la paura che incute loro la libertà. Nel corso della storia già altri grandi pensatori avevano espresso questa verità, ma mai in così poche e chiare parole. Basti pensare alla grande metafora platonica della Caverna, dove alcuni uomini liberati dalle catene mal si adattano alla libertà conquistata. Sostiene De La Boètie che gli uomini amano le proprie catene considerandole come simbolo della propria libertà. Vedono nella propria dipendenza da un re o da un dittatore l’unica possibilità di essere liberi! Per eccesso si potrebbe pensare all’aforisma popolare che recita come il lavoro nobiliti! Gli esempi che sviluppano questa sua tesi, Etienne De La Boétie, li prende dal mondo antico e dal mondo della Roma imperiale con analisi che sfatano i luoghi comuni di cui è infarcito il nostro modo di raccontare la storia. Non dando a Cesare quel che è di Cesare ma restituendo a Bruto quel che è di Bruto! “Impariamo dunque una buona volta, impariamo a far bene. Alziamo gli occhi al cielo, per il nostro onore o per amore della virtù, o per parlare con cognizione di causa …” Parlare con cognizione di causa! Questa la raccomandazione, l’invito finale che Etienne De La Boétie, scrive più o meno diciottenne, nel 1548! E, noi?! Noi abbiamo, da una settantina dì anni a questa parte, resuscitato in tutto il mondo, dopo la sua nascita in Atene ed un sonno di 2400 anni circa, un “giocattolo” chiamato “democrazia”. Così come fanno i bambini con i loro giocattoli, ci divertiamo a spaccarlo, per vedere cosa c’è dentro, e poi a riattaccarlo per vedere se funziona!

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23/04/2014 - Rosa Mazzarrino
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Cecità, recensito da Rosa Mazzarrino su Bookville.it

Un viaggio in una realtà fantastica, irreale, in un mondo che vede prevalere l'egoismo, la violenza, l'indifferenza che raggiunge livelli "disumani", una realtà descritta in maniera cruda a tal punto che ti porta a chiederti "e se accadesse davvero".

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23/04/2014 - Savy
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Level 26, recensito da Savy su Bookville.it

L'idea di fondo era buona, e poi, considerato che l'autore è quello che ha ideato C.S.I mi ha indotto, senza molti dubbi, ad acquistare questo libro. E' scorrevole, veloce da leggere, ma ha diverse pecche; in primis, i personaggi sono poco curati, alcuni dettagli, specie alla fine del libro non sono stati svelati e lasciano il lettore a bocca asciutta. Male, molto male per un thriller! Anche la scoperta dell'identità del killer lascia perplessi; non c'è uno straccio di spiegazione su chi è e perchè è diventato un mostro spietato, tutto si risolve in una descrizione fisica. L'epilogo si evolve nel giro di pochissimo, qui niente inseguimento rocambolesco, niente pathos tra inseguitore e inseguito: ci si concentra molto sui particolari macabri delle efferatezze del mostro. Tipico da C.S.I insomma. Anche la particolarità di doversi collegare nel web per visualizzare dei trailer di pochi minuti voleva porre questo romanzo come un qualcosa di originale, ma di certo non giova alla lettura doversi interrompere ogni due/tre capitoli per correre a vedere degli approfondimenti che non danno nulla di aggiunto alla trama. E' un peccato, poteva rivelarsi un thriller insolito e riuscito ma arrivati alla fine ci si pone diverse domande, lascia interdetti, con un senso di incompletezza, e la fine può voler lasciare ad intendere che ci sarà un seguito, ma i punti principali del libro dovevano essere chiariti, cosa che non è successa quindi non si può dire che questo romanzo sia riuscito.

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23/04/2014 - Savy
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Il mondo di Belle, recensito da Savy su Bookville.it

Un capolavoro! Un libro perfetto sotto tutti i punti di vista. Un romanzo dove le donne, sia bianche che nere, sono le vere protagoniste. E' vero che il titolo è 'dedicato' a Belle, che dovrebbe essere il punto focale del libro, ma in effetti le voci narranti sono due, lei e Lavinia, la ragazzina portata a casa dal padrone delle piantagioni e affidata a Belle, e alla sua famiglia, affinchè la possano accudire e farla diventare una domestica, benchè Lavinia abbia la pelle bianca. La storia è ambientata verso la fine del Settecento, inizi Ottocento, durante il periodo schiavista americano; i personaggi sono tutti bellissimi, ricchi di carattere; a partire da Lavinia e da mamma Mae e papà George, alle due bambine Fanny e Beattie, a Belle, a Ben, e a tutti i comprimari che appaiono nelle pagine e che catturano immediatamente il lettore per avvolgerlo in questa storia piena di colpi di scena, di sentimenti e di saggezza. Non saprei dire quale dei protagonisti mi ha appassionato di più, nel leggerlo passavo avidamente di pagina in pagina, assaporando riga per riga, emozionandomi ad ogni colpo di scena... La Grissom ha dato vita ad un gioiello, scritto in modo perfetto, che non ha mai dato segni di 'cedimento' narrativo.

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23/04/2014 - Savy
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The butler. Un maggiordomo alla Casa Bianca, recensito da Savy su Bookville.it

Troppe aspettative su questo libro; in questo caso sarà sicuramente meglio il film! La storia di quest'uomo, raccontata da chi l'ha scritta, rende troppo freddo e asettico il romanzo, non coinvolge affatto. Insieme al 'Miglio Verde' di King, altro libro che mi ha deluso tantissimo e di cui invece è superlativa la trasposizione cinematografica, anche per The Butler è meglio vedere la pellicola, darà sicuramente più emozioni.

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23/04/2014 - Savy
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Dizionario delle cose perdute, recensito da Savy su Bookville.it

Credevo di trovarmi davanti ad un contenuto più ricco, specie di dettagli, ma purtroppo mi sono confrontata con una manciata di elementi sparuti. Guccini mi ha raccontato del bigliettaio dell'autobus, della maglia di lana, dei 'chichles' dei balli della sua gioventù, della macchina Topolino...etc... ma senza metterci l'anima dentro. Un elenco, neanche lungo, di articoli degli anni che furono che avrebbe potuto essere più elettrizzante se avesse avuto una buona dose di ironia nel rendere loro omaggio. Tutto si riduce proprio ad un elenco con accanto una breve spiegazione. Peccato!

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23/04/2014 - sofia
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Caleidoscopio, recensito da sofia su Bookville.it

Fra i primi romanzi di Cronin Caleidoscopio descrive uno spaccato di una giornata in una clinica. Figure centrali del racconto sono la capoinfermiera innamorata di un medico vanesio e superficiale e l'anziano primario che durante un intervento si accorge di non essere più all'altezza di operare. Tutte le figure dai pazienti alle infermiere aiutano all'intrecciarsi degli eventi e spicca la figura di un medico coscienzioso e bravo chirurgo. Certo questo brevissimo romanzo che si può anche definire racconto non è all'altezza de La cittadella e de Le stelle stanno a guardare, ma Cronin è sempre un piacere leggerlo e , soprattutto, per conoscere meglio l'autore vale la pena di leggere anche le sue prime opere. Consigliato!

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