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25/03/2015 - sofia
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La sposa, recensito da sofia su Bookville.it

Candidato al Premio Strega 2015 La sposa di Mauro Covacich è una serie di racconti ( 17 per la precisione) che scaturiscono o da storie vere o dalle esperienze personali dell'autore. Ne risulta una nalisi a volte spietata della realtà e da crudeltà che superano la fantasia. Una lettura che diventa a volte interessante a volte sofferta, ma che nonostante ciò attira fino in fondo. Non amo molto i racconti, però ho letto con interesse questa serie dove i protagonisti si riconoscono a volte a stento. Lettura che consiglio.

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25/03/2015 - sofia
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Il dio del deserto, recensito da sofia su Bookville.it

"Aton batté le palpebre dei suoi occhietti affondati nei rotoli di grasso, poi sollevò lo sguardo dalla tavola del bao posata fra noi due, volgendolo sulle due giovani principesse della Casa reale di Tamose, che si stavano divertendo a sguazzare nude nelle limpide acque della laguna. “Non sono più bambine”, commentò con naturalezza, senza alcuna traccia di lascivia. Sedevamo l’uno di fronte all’altro sotto un pergolato coperto di fronde di palma, accanto a una delle lagune del grande fiume Nilo. Sapevo che l’accenno alle ragazze rappresentava un tentativo per distrarmi dalla sua prossima mossa con le pietre del bao. Aton non ama perdere, quindi non si fa troppi scrupoli riguardo a come vince." Uncipit del romanzo Il Dio del deserto di Wilbur Smith. Dirà l'autore :-Sono tornato a parlare di Taita e a scrivere la serie sul ciclo egizio, perché ho uno speciale legame con questo personaggio che in qualche modo è il mio alter ego. Mi parla in prima persona e quindi scriverne non può che darmi grandi soddisfazioni.- Sono passati 22 anni dall'ultimo romanzo di Wilbur Smith della " serie egizia"intitolato Il Dio del fiume. Rispetto a quest'ultimo ho notato un approfondimento sulla parte storica privilegiandola all'avventura che è quasi marginale. Percorriamo non solo la storia egizia, ma la cultura babilonese e soprattutto la lugubre civiltà minoica rappresentata dal Sommo Minosse il più grande sovrano di quei tempi.Taita viene descritto come un semidio e per questo rimane inalterato fisicamente nel tempo e il suo obiettivo è sconfiggere i nemici che hanno smembrato l'Egitto i malvagi Hiksos. Meno avvincente, secondo me, rispetto agli altri romanzi della serie egizia, forse perchè oltre al sovrannaturale ( vedi i rapporti di Taita con la Dea Hinanna) per le descrizioni degli usi e costumi sia babilonesi che minoici. Interessanti sono le considerazioni di Taita vedendo lo scempio che le attività commerciali minoiche hanno dato alla natura presagi dell'inquinamento moderno. In sostanza ho trovato il corposo romanzo molto interessante anche se non mi ha dato le emozioni che di solito provo leggendo i libri di questo autore, ma sicuramente è degno di una attenta lettura. Consiglio!

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24/03/2015 - Matik2003
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La rilegatrice dei libri proibiti, recensito da Matik2003 su Bookville.it

"Padronanza di sé. Ripensai a San Bartolomeo e al libro della nostra vita. La libera scelta comporta non poche responsabilità: dobbiamo scrivere la nostra storia con mano ferma." Il libro racconta la storia di Dora Damage, moglie del rilegatore Peter, un uomo in pessime condizioni di salute a causa dei reumatismi, hanno una figlia Lucinda, che soffre di crisi epilettiche, la Legatoria soffre dei problemi di salute del padrone, ha poche commissioni e il marito, all'insaputa della moglie, ha contratto un debito con uno strozzino. La situazione per Dora non è delle migliori ed è costretta per il bene della famiglia, ad assumere il controllo della Legatoria, lei figlia e moglie di un rilegatore, non è del tutto sprovvista dell'arte necessaria, anzi grazie ad intuito e femminilità darà un tocco eccezionale alle sue opere, usando anche materiali alternativi come stoffe, piccoli oggetti decorativi e ai suoi delicati, splendidi ed originali disegni, che adatta e varia a seconda del contenuto dei libri stessi. Piano piano si fa apprezzare da una cerchia di signori molto in vista, che la assumono sotto lo stretto controllo di Diprose, un uomo viscido, infido, cattivo e bugiardo, il suo lavoro assume contorni non del tutto leciti, perchè i libri ai quali è costretta a lavorare, sono opere di dubbia decenza morale per l'epoca, alcuni sono di carattere medico-scientifico ed altri di carattere pornografico, ma la donna contro il suo modo di pensare è costretta comunque a far quei lavori per il necessario sostentamento della sua famiglia. "Anche se era difficile parlare di normalità nel mio mondo, un mondo dominato da potenti signori che mi avevano regalato un abito da lutto troppo elegante per me, ben sapendo che avrei dovuto riprendere subito il lavoro, un mondo popolato di ipocriti come i miei vicini che volevano vedermi recitare la parte della vedovella, pur sapendo che ero sempre stata io a portare i calzoni! Quando si trattava del -gentil sesso- l'importanza era, come al solito, salvare le apparenze: per le strade sarei stata una donna in gramaglie, ma al riparo delle mura domestiche avrei dovuto lavorare come un uomo." Questo libro tratta molti argomenti ed i personaggi che ne fanno parte hanno ognuno uno scopo per far risaltare ancor di più quello che rappresentano: Dora, è una donna dal carattere volitivo, che non si scoraggia, diventa padrona del proprio destino, si destreggia tra uomini ricchi ed equivoci, senza mai perdere la dignità e con grande personalità affronta pericoli e difficoltà dalle quali non può sfuggire, incontra il grande amore della sua vita e lo vive senza remore e recriminazioni (emancipazione); Din, il nero che casualmente si trova a lavorare nella legatoria, ci racconta della schiavitù sofferta in America, un uomo intelligente, che sa leggere e scrivere, che cerca la libertà ed il riscatto per il suo popolo che soffre ancora nelle piantagioni, coraggioso, onesto, che segue un ideale che vuole realizzare a costo della propria vita e del vero amore (schiavitù/libertà); Jocelyn Knigthley, il ricco medico che gira il mondo per scoprire nuove tecniche curative, equivoco, affascinante e pericoloso, che nasconde un segreto che gli fa compiere un'azione scellerata solo per salvare le apparenze nei confronti della società e dei suoi amici che operano in una confraternita e che sono tutti ossessionati da manie perverse (potere e vizi); signora Eales, la vicina di casa di Dora, pettegola, curiosa, che ama la morte ed è felice del dolore degli altri, che condiziona le altre donne del quartiere insinuando cattiverie sull'integrità morale della rilegatrice perchè troppo diversa da loro, forte e caparbia, che non si piega alle regole di una società vecchia e chiusa (invidia e ottusità); Silvya Knigthley, moglie del ricco medico, che improvvisamente, con un bimbo appena nato, viene lasciata, nessuno l'aiuta, tranne Dora, è costretta a scoprire che fuori dalla sua splendida casa c'è povertà, freddo e pericoli, all'inizio è una donna frivola e sciocca, ma di fronte ai problemi matura diventando risoluta e determinata, cresce con amore il figlio senza ritornare nel mondo ovattato e finto che ha lasciato, crea un rapporto speciale con la donna e la figlia che l'hanno aiutata nel momento peggiore della sua vita e l'hanno accolta nella loro misera casa (amicizia). Concludendo questo è stato per me, un libro dalla storia originale, che consiglio perché fa riflettere e pensare, da coraggio e forza alle donne che non si vogliono arrendere mai. "Soffri e ti rafforzi: il bene si pasce del dolore, sovente giova all'inferno un amore liquore."

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24/03/2015 - sofia
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La felicità delle piccole cose, recensito da sofia su Bookville.it

"Io preferisco dire che bisogna crederci. Non è granché crederci, possono farlo tutti: basta metterci un po’ di buona volontà, far tacere il rumore intorno, aprire gli occhi e vedere la propria buona stella. Le persone non credono più alla loro buona stella, ed è un peccato. Si sbagliano, non c’è dubbio: lei c’è per tutti, bisogna solo prendersi la briga di cercarla. A volte brilla dentro alle piccole cose, cose minuscole. In una presenza, per esempio. Al mondo siamo in sette miliardi, eppure, per una sorta di miracolo, basta una voce, un cuore, un certo modo di vedere le cose per illuminare tutto di colpo. Ho conosciuto alcune persone speciali che brillavano persino quando nessuno le vedeva."La felicità delle piccole cose di Caroline Vermalle. Un libro assolutamente delizioso. Nelle vicende dei protagonisti Frédéric e Pétronille c'è una piccola corte di personaggi che giustificano il titolo originale “Une collection de trésors minuscule” dove la scrittrice tratta temi difficili come la discriminazione e l’abbandono.Secondo me il vero protagonista è Monet il pittore che conduce per mano i protagonisti attraverso il tempo nel suo giardino a Givenchy, nelle mappe di un tesoro che è dentro di noi e le frasi che lo accompagnano. "È iniziato tutto nel giardino di Monet a Giverny. Lo ricordo come se fosse ieri. Era il dicembre del 1979. Da più di trent’anni, ogni sera mi domando come sarebbe stata la mia vita se non fossi entrato in quel giardino." e come dice l'autrice Incontriamo le persone che amiamo solo di passaggio. CAROLINE VERMALLE - LA FELICITÀ DELLE PICCOLE COSE e come dopo averlo letto non tracciare la nostra Mappa del tesoro? Cnsiglio!

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23/03/2015 - sofia
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L'assomoir, recensito da sofia su Bookville.it

“Oh! che brutta cosa il bere!”, disse [Gervaise] sottovoce. E raccontò che un tempo beveva l’anisette con la madre, a Plassans. Ma un giorno per poco non ne era morta, e la cosa l’aveva disgustata per sempre: adesso non sopportava più nessun liquore. “Vedete!”, aggiunse indicando il suo bicchiere, “ho mangiato la prugna, ma lascerò il sugo, mi farebbe male.” Nemmeno Coupeau riusciva a capire come si potessero bere tanti bicchieri d’ acquavite. Una prugna ogni tanto certo non poteva far male. Ma quanto all’acquavite, all’assenzio e a tutte le altre porcherie del genere, buona notte! davvero non se ne sentiva il bisogno. I suoi compagni potevano anche prenderlo in giro: lui continuava a rimanere sulla porta, quando quegli ubriaconi andavano a ficcarsi in qualche distilleria."L'assomoir di Emile Zola.Il titolo lo troviamo tradotto in italiano anche con L'ammazzatoio o Lo scannatoio, ma io trovo che il titolo originale rende di più l'idea che era nel pensiero dell'autore cioè quella di trattare un tema come l'alcolismo. Poi nel decorso della narrazione in cui Gervaise la protagonista diventava il fulcro di tutto il romanzo Zola pensò di inserirlo nel ciclo monumentale dei Rougon-Macquart, ciclo di romanzi sul modello della Comédie humaine di Balzac, è concepito nel 1868-1869 come l’ “Histoire naturelle et sociale d’une famille sous le Second Empire” e giungerà alla conclusione solo nel 1893.L'assomoir è il settimo romanzo della serie e direi il più terribile per il tema che tratta. Interessante è leggere la prefazione dello stesso autore in cui racconta come fa a scrivere. Asserisce che se si mettesse a tavolino non una sola parola uscirebbe dalla penna mentre osservando il modo di vivere dei minatori per esempio in Germinal o delle "cocottes" come in Nanà o alla fine degli operai come ne L'assomoir e riunendo le sue osservazioni il romanzo praticamente si scrive da sè.Per esempio l'assomoir è un'osteria gestita da père Colombe dove i personaggi vanno ad annegare nell’alcool la loro disperazione. Non è il vino che li porterà ad una fine da alcolizzati ma l'acquavite che père colombe distilla direttamente nella sua osteria. Leggendo L'assomoir si capirà meglio Nanà e Etienne i due protagonisti la prima del romanzo omonimo e il secondo di Germinal.Per me Zola è stato una scoperta la crudezza delle sue descrizioni, i suoi personaggi che si stagliano a denunciare tutti i mali del loro secolo mi hanno talmente coinvolto che ho deciso di leggere tutto il ciclo pertanto non posso che consigliare questa lettura.

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23/03/2015 - psartiano
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La tomba di Alessandro. L'enigma, recensito da psartiano su Bookville.it

Alessandro il Grande è una figura che affascina da sempre archeologi, storici e semplici appassionati della civiltà greca. La sua tomba non è stata ancora ritrovata e nel tempo molte sono state le "scoperte della tomba di Alessandro" rivelatesi poi inconsistenti. In questo libro Manfredi ripercorre gli ultimi anni della vita di Alessandro e quelli immediatamente successivi alla sua morte, quando i suoi generali si spartirono l'immenso regno da lui creato e ognuno di loro pretendeva che la salma del re macedone fosse collocata nella propria provincia. Alcune fonti parlano del Mausoleo di Alessandro nella città di Alessandria che fu visitato anche da Cesare, da Traiano, da Caracalla che era un suo grande ammiratore e imitatore. Ma quando il cristianesimo si affermò come religione ufficiale dell'Impero romano gli idoli pagani vennero distrutti e si sa per certo che la tomba di Alessandro era meta di pellegrinaggi e lo stesso Alessandro venerato come un dio. Fu quindi distrutto il suo corpo e la sua tomba? o qualcuno riuscì a metterlo in salvo? Secondo un'altra teoria il corpo di Alessandro sarebbe stato collocato nella Chiesa di San Marco che fu il fondatore della prima chiesa cristiana ad Alessandria e fu portato poi a Venezia quando la città passò sotto il dominio islamico e i santuari cristiani furono depredati. Nella Chiesa di San Marco a Venezia una la stra sepolcrale riporta il simbolo dei re Macedoni, lo stesso che è stato trovato nella tomba di Filippo II, padre di Alessandro...La reliquia che contiene le ceneri del Santo potrebbe invece contenere i resti di Alessandro? Solo il permesso di eseguire opportune analisi potrà svelarlo almeno per datare i resti...Consigliato

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23/03/2015 - sofia
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Il diario del vampiro. Il risveglio, recensito da sofia su Bookville.it

Lisa Jane Smith è una delle scrittrici di urban fantasy più amate al mondo e con i suoi libri ha conquistato due generazioni di fan. La Newton Compton ha pubblicato Il giorno del solstizio (il suo primo romanzo) e le sue saghe di maggior successo: Il diario del vampiro, I diari delle streghe, La setta dei vampiri, Dark Visions e Il gioco proibito. Dalla saga Il diario del vampiro, un bestseller internazionale, è stata tratta la serie TV The vampire diaries, creata da Kevin Williamson e Julie Plec, in onda anche in Italia.Nei libriccin della Newton è stato pubblica il primo della serie Il diario del vampiro con il sottotitolo Il risveglio. Non sto a descrivervi la trama e mi soffermerò su quello che credo sia il perchè del successo da cinque milioni di copie di questa serie che comprende circa dieci titoli. Prima di tutto lo stile che sicuramente piace non solo ai teenager mma anche a una certa categoria di adulti, poi la trama che contiene una buona dose di horror e infine la storia d'amore che non guasta mai nel genere urban-fantasy. Ottima la scelta della Newton di pubblicare nella serie dei romanzi più significativi di un autore il primo volume de Il diario del vampiro. A voi ( non a me) la scelta di continuare a leggere tutta la serie che sinceramente trovo di una lunghezza un pò eccessiva per non sospettare che ci sia di mezzo uno scopo puramente commerciale.

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23/03/2015 - sofia
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Pulce non c'?, recensito da sofia su Bookville.it

Pulce non c'è di Gaia Rayneri, al suo esordio letterario, è un libro che ha suscitato critiche contrastanti in molti lettori: lodi entusiastiche in alcuni, critiche feroci in altri.L'argomento è un argomento che a me ha sempre fatto star male: l'allontanamento dalla famiglia di un minore. In sè sembra una cosa scontata se la famiglia ha dei problemi economici o quant'altro su segnalazione dei servizi sociali ci si premura di allontanare dai genitori un bambino e farlo assistere in una struttura protetta. E' il modo che mi ha sempre angosciato cioè il prelevare il bambino a scuola con assistenti sociali e carabinieri al seguito. Se poi , come in questo libro , il minore è un disabile grave penso che il tutto sia ancora più traumatico. La storia viene raccontata dalla sorella di "Pulce" alias Margherita, disabile affetta da autismo con l'aggravante dell'epilessia e di una assente comunicazione verbale.La famiglia è composta da mamma e papà medici e dalla sorella di tredici anni che scrive l'esperienza traumatica dell'allontanamento forzato della sorellina. L'autrice volutamente ha dato un tono quasi scherzoso alla narrazione con il tipico modo di esprimersi di una tredicenne. E' proprio lo stile che stempera la gravità dell'argomento anche se naturalmente non ci si può non sentire angosciati per la piccola Margherita e per quello che la famiglia sta passando con le infamanti accuse verso il padre.Proprio per lo stile il libro si legge tutto d'un fiato, ma l'amaro in bocca alla fine resta. Lettura che sicuramente consiglio a tutti!

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18/03/2015 - sofia
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L'isola dei pinguini, recensito da sofia su Bookville.it

L'isola dei pinguini di Anatole France è stato definito il più bel libro satirico dell'epoca. Pubblicato per la prima volta nel 1908 provocò lo sdegno dei cattolici per il suo tono dissacratorio e Anatole France Premio Nobel nel 1921 fu messo all'indice dalla Chiesa Cattolica. La storia inizia nell'anno mille quando un monaco vecchio e quasi cieco sbarca nelle Isole bretoni popolate da pinguini che lui scambia per uomini battezzandoli in nome di Cristo. Il fatto crea scompiglio n Paradiso dove i Santi discutono con Dio cosa fare di questi "pinguini battezzati" . Alla fine decidono che il battesimo li rende simili agli uomini e Dio decide di trasformali in tali.Si dipanerà quindi una lunga storia che narrerà l'evolversi della società del paese chiamato Pinguinia dal Medioevo ai giorni nostri e sarà praticamente la storia dell'umanità con tutte le vicissitudine che attraversarono il popolo di Pinguinia come il popolo degli umani. Divertentissimo nella prima parte diventa abbastanza complesso nella seconda in quanto da libro divertente e assurdo diventerà un libro politico. I difetti della società di Pinguinia diventeranno chiaramente i di fetti della società umana con una classe politica corrotta che attende più agli interessi personali che a quelli del popolo e anche se sono passati molti anni dalla stesura di questo libro, non si può non paragonarlo al tempo odierno. Passano i secoli ma tuto retsa immutato: i privilegi dei ricchi sono sempre gli stessi e il gioco del popolo non cambia. Da divertente il libro diventa amaro e sorge il pensiero del Gattopardo" tutto deve cambiare perchè resti sempre uguale". Le voci che si leveranno a denunciare le ingiustizie resteranno sempre inascoltate e questo alla fine genera non divertimento , ma sconforto. Eppure ho una speranza se tutti tacessero dove mai potremo arrivare?Quindi coraggio denunciamo le ingiustizie prima o dopo vinceremo. Consiglio la lettura.

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17/03/2015 - fra_paga
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Racconti del terrore , recensito da fra_paga su Bookville.it

Credo che recensire oggi, dopo aver letto tutti i racconti di Lovecraft, un genio come Poe sia il momento perfetto per trarne il giusto valore. Mentre il visionario di Providence spazia in un universo immenso di straordinaria creatività, con Edgar Allan Poe ci troviamo di fronte a pura letteratura. I racconti hanno nella semplicità il loro punto di forza proprio perchè permettono allo stile impeccabile dell'autore di emergere riuscendo a creare perfettamente l'atmosfera cercata. Un appunto sull'edizione: l'essere STRA-economica non giustifica il taglio di alcune pagine. Pessima scelta ! Certo che la classe di Poe non ne viene minimamente intaccata. Provare a leggere l' "incompletissimo" "La maschera della morte rossa" ! Anche così, ha un potere suggestivo immenso. Voto (all'opera dell'autore): 7,5.

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