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01/04/2015 - sofia
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Chi manda le onde, recensito da sofia su Bookville.it

Leggendo Chi manda le onde di Fabio Genovesi, Candidato al Premio Strega 2015, si ride. E' però un riso amare perchè sullo sfondo c'è la negatività dei quarantenni come Sandro, Marino e Rambo che non hanno ancora trovato la loro strada. L'emarginazione di Luna , albina con gli occhi trasparenti che vedono poco alla luce del sole e di Zot piccolo saggio orfano di Chernobyl dimenticato in Talia e ancora Serena ribelle mamma single di Luna e Luca che perderà fra le onde dove praticava il surf. Inizialmente il libro non mi ha entusiasmato, non entravo in sintonia con l'autore, poi in seguito ho appezzato l stile ironico, ma soprattutto il modo con cui ha trattato il dolore di Serena alla morte del figlio. Ci vuole bravura per penetrare il dolore. Finale però , a mio parere inconsistente, meritava un'altra riflessione. Comunque ne consiglio la lettura.

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30/03/2015 - simona72
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La vocazione, recensito da simona72 su Bookville.it

Luigi Martinotti lavora in un fast food. Frigge patatine, ma in realtà la sua vocazione, vivissima malgrado l'interruzione degli studi universitari, è quella dello storico. Su un tavolo della Biblioteca comunale consuma tutte le ore di libertà, ricostruendo e interpretando eventi del passato. Ci sono momenti in cui riesce addirittura a distinguere, quasi fosse una visione, l'incontro fra Attila e papa Leone. È riuscito anche a elaborare una teoria storica, secondo la quale i mutamenti della società sono il prodotto di una terribile "insofferenza dell'insicurezza", che spinge gli uomini, cambiando continuamente, a inchiodare il mondo in un presente immobile e rassicurante. Anche la quiete apparente di Luigi Martinetti obbedisce a questa legge. La sua sensibilità, sospesa tra aspirazioni intellettuali e esposizione al fallimento, si lascia contaminare dall'imprevedibilità dei rapporti umani, ivi comprese l'intensa relazione sessuale con Antonella, cameriera del fast food, e l'inspiegabile tenerezza per il figlio di lei. Solo l'amico Giuseppe estroso insegnante affetto da una malattia genetica che lo getta in ricorrenti crisi depressive - riesce a tenere accesa la sua vocazione e a comunicargli una sorta di profonda serenità. Quando il fallimento come storico è definitivo, la sua mente vacilla.

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30/03/2015 - simona72
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L'esecutore, recensito da simona72 su Bookville.it

Luigi Martinotti lavora in un fast food. Frigge patatine, ma in realtà la sua vocazione, vivissima malgrado l'interruzione degli studi universitari, è quella dello storico. Su un tavolo della Biblioteca comunale consuma tutte le ore di libertà, ricostruendo e interpretando eventi del passato. Ci sono momenti in cui riesce addirittura a distinguere, quasi fosse una visione, l'incontro fra Attila e papa Leone. È riuscito anche a elaborare una teoria storica, secondo la quale i mutamenti della società sono il prodotto di una terribile "insofferenza dell'insicurezza", che spinge gli uomini, cambiando continuamente, a inchiodare il mondo in un presente immobile e rassicurante. Anche la quiete apparente di Luigi Martinetti obbedisce a questa legge. La sua sensibilità, sospesa tra aspirazioni intellettuali e esposizione al fallimento, si lascia contaminare dall'imprevedibilità dei rapporti umani, ivi comprese l'intensa relazione sessuale con Antonella, cameriera del fast food, e l'inspiegabile tenerezza per il figlio di lei. Solo l'amico Giuseppe estroso insegnante affetto da una malattia genetica che lo getta in ricorrenti crisi depressive - riesce a tenere accesa la sua vocazione e a comunicargli una sorta di profonda serenità. Quando il fallimento come storico è definitivo, la sua mente vacilla. Chi ha comprato questo libro è interessato anche

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30/03/2015 - psartiano
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La grande storia dell'Arte - Il Rinascimento Italiano, recensito da psartiano su Bookville.it

ho acquistato il primo volume su suggerimento di un amico. posso dirvi che il testo è ben curato e ricco di immagini. Consigliato

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29/03/2015 - sofia
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Momo a Les Halles, recensito da sofia su Bookville.it

Scrive Philippe Hayat del suo romanzo Momo a Les Halles "La Seconda Guerra Mondiale per me è un pretesto, un semplice contesto. Non volevo scrivere né sulla Seconda Guerra Mondiale, né sulla Shoa: non era il cuore del soggetto, ma lo sfondo, come in una pièce di teatro. L'elemento centrale è la storia di un ragazzo di quattordici anni che vede il mondo crollare, passa dall'infanzia all'età adulta e deve trovare la forza di reagire, cercando una ragione di speranza di fronte alla brutalità del mondo." E momo entra nel cuore del lettore il suo coraggio di fronte alla malvagità dei nazisti, il suo sopravvivere nonostante tutto. Il romanzo che si rifà ad una storia vera viene letto come una fiction in cui i protagonisti riescono a trasmettere la speranza che tutto quell'orrore avrà fine. Non è una storia sull'Olocausto è la storia di chi come Momo ha il coraggio di attraversare la vita con coraggio e determinazione e trova anche il tempo per scoprire l'amore. Lettura coinvolgente una descrizione di come ognuno di noi deve trovare il coraggio di affrontare le avversità della vita, di reinventarsi ogni giorno per sopravvivere e per lottare nelle cose in cui crede. Mi è piaciuto tantissimo e vi invito a leggerlo Momo vi entrerà nel cuore e non se ne andrà più!

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29/03/2015 - sofia
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La ferocia, recensito da sofia su Bookville.it

Nicola Lagioia, Autore di Poesia on-line, volumetto allegato all’Annuario della poesia italiana curato da Giorgio Manacorda (Castelvecchi, 2001), per minimum fax ha pubblicato nel 2001 il suo primo romanzo, Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi). Un suo racconto è comparso nell'antologia Patrie impure di Rizzoli e ha pubblicato per Einaudi Occidente per principianti (2004), Riportando tutto a casa (2009, Premio Viareggio) e La ferocia (2014).Il romanzo Candidato al Premio Strega 2015 La ferocia è un potente affresco della società italiana mascherato all'inizio da romanzo noir.La cosa che mi ha affascinato di più in questo libro è lo stile, il ritmo serrato ricco di flash bsck, la ferocia dell'argomento al contrapporsi dell'amore fra i due fratelli Michele e Clara vittime di un padre padrone che governa tutto e tutti, la caduta susseguente di una famiglia che appoggia tutta la vita alla ricerca del Dio denaro e dello Status simbol. Mi chiedo se questo periodo storico italiano sarà ricordato come la caduta di una borghesia fondata sulla corruzione e sulla prevaricazione o se diventerà veramente il modo di vivere di molta parte dei nostri concittadini. La ferocia suscita questi interrogativi e Lagioia ci porta a riflettere in modo amro su dove sia finito il popolo di poeti e navigatori che tanto ha suscitato l'ammirazione di insigni letterati come Dostojewskj, Goethe, Nietzke tanto per citarne alcuni che hanno scelto l'Italia per creare i loro capolavori. Sicuramente il libro merita un premio al di là dello Strega. Consigliata la lettura!

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29/03/2015 - sofia
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Uno, nessuno e centomila, recensito da sofia su Bookville.it

Uno, nessuno, centomila di Luigi Pirandello è uno dei romanzi più enigmatici di questo autore. Come ne Il fu Mattia Pascal tratta della crisi d'identità del protagonista Vitangelo Moscarda , che la moglie chiama Gengé. E' proprio da un commento della moglie che si scatena la crisi d'identità di Moscarda. Gli fa notare alcuni difetti fisici dei quali lui non aveva mai sospettato l'esistenza e quindi comincia a chiedersi come lo vedano gli altri Scritto e pubblicato inizialmente a puntate ne La fiera letteraria diventerà poi un libro se pur breve nel 1925 e pubblicato con un sottotitolo che richiama un'opera di Laurence Sterne suo modello di forma letteraria e d'umorismo: Considerazioni di Vitangelo Moscarda, generali sulla vita degli uomini e particolari sulla propria.Il sorriso che ci scatena Moscarda è un sorriso amaro . Anche noi credo a volte restiamo sorpresi per come ci vedono gli altri al di là dei difetti fisici che noi cerchiamo di minimizzare ma non siamo certo arrivati alle considerazioni di crisi d'identità di questo personaggio che da uno si sente diventare nessuno e alla fine centomila modi diferenti a seconda di come gli altri lo percepiscono per impazzire definitivamente e cambiare tutta la sua noiosa esistenza. Un libro che fa riflettere come Il fu Mattia Pascal e che, secondo me, suscita un disagio esistenziale come nel protagonista. Doverosa un'attenta lettura e forse con ulteriori letture si riesce a penetrare nel mondo onirico del protagonista Moscarda, uomo normale che per un breve commento affronta il giudizio degli altri rinascendo diverso e pazzo. Consiglio.

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27/03/2015 - tosfor
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Papà sei tu il mio eroe, recensito da tosfor su Bookville.it

Il libro raccoglie una serie di consigli su cosa un buon papà deve fare per approcciare, nel modo corretto, il rapporto con la propria figlia. L'autrice Meg Meeker è una pediatra con tanta esperienza maturata tramite i pazienti e con i suoi quattro figli. Consiglio la lettura di questo libro a tutti, e non solo ai genitori, essendo ricco di consigli che possono trovare riscontro in una infinità di rapporti interpersonali.

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25/03/2015 - sofia
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La sposa, recensito da sofia su Bookville.it

Candidato al Premio Strega 2015 La sposa di Mauro Covacich è una serie di racconti ( 17 per la precisione) che scaturiscono o da storie vere o dalle esperienze personali dell'autore. Ne risulta una nalisi a volte spietata della realtà e da crudeltà che superano la fantasia. Una lettura che diventa a volte interessante a volte sofferta, ma che nonostante ciò attira fino in fondo. Non amo molto i racconti, però ho letto con interesse questa serie dove i protagonisti si riconoscono a volte a stento. Lettura che consiglio.

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25/03/2015 - sofia
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Il dio del deserto, recensito da sofia su Bookville.it

"Aton batté le palpebre dei suoi occhietti affondati nei rotoli di grasso, poi sollevò lo sguardo dalla tavola del bao posata fra noi due, volgendolo sulle due giovani principesse della Casa reale di Tamose, che si stavano divertendo a sguazzare nude nelle limpide acque della laguna. “Non sono più bambine”, commentò con naturalezza, senza alcuna traccia di lascivia. Sedevamo l’uno di fronte all’altro sotto un pergolato coperto di fronde di palma, accanto a una delle lagune del grande fiume Nilo. Sapevo che l’accenno alle ragazze rappresentava un tentativo per distrarmi dalla sua prossima mossa con le pietre del bao. Aton non ama perdere, quindi non si fa troppi scrupoli riguardo a come vince." Uncipit del romanzo Il Dio del deserto di Wilbur Smith. Dirà l'autore :-Sono tornato a parlare di Taita e a scrivere la serie sul ciclo egizio, perché ho uno speciale legame con questo personaggio che in qualche modo è il mio alter ego. Mi parla in prima persona e quindi scriverne non può che darmi grandi soddisfazioni.- Sono passati 22 anni dall'ultimo romanzo di Wilbur Smith della " serie egizia"intitolato Il Dio del fiume. Rispetto a quest'ultimo ho notato un approfondimento sulla parte storica privilegiandola all'avventura che è quasi marginale. Percorriamo non solo la storia egizia, ma la cultura babilonese e soprattutto la lugubre civiltà minoica rappresentata dal Sommo Minosse il più grande sovrano di quei tempi.Taita viene descritto come un semidio e per questo rimane inalterato fisicamente nel tempo e il suo obiettivo è sconfiggere i nemici che hanno smembrato l'Egitto i malvagi Hiksos. Meno avvincente, secondo me, rispetto agli altri romanzi della serie egizia, forse perchè oltre al sovrannaturale ( vedi i rapporti di Taita con la Dea Hinanna) per le descrizioni degli usi e costumi sia babilonesi che minoici. Interessanti sono le considerazioni di Taita vedendo lo scempio che le attività commerciali minoiche hanno dato alla natura presagi dell'inquinamento moderno. In sostanza ho trovato il corposo romanzo molto interessante anche se non mi ha dato le emozioni che di solito provo leggendo i libri di questo autore, ma sicuramente è degno di una attenta lettura. Consiglio!

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