Per capire a fondo il libro è necessario leggere le pagine iniziali dove l’autore spiega le circostanze e i motivi che l’hanno spinto a scrivere. Ricoverato presso un centro per la cura dei tumori, sente la necessità di scrivere una storia, che poi è in fondo la sua storia, un atto d’amore verso la sua professione e verso i colleghi. Difficile separare fiction e vita vissuta. Si intravedono tra le righe sensazioni emozioni e esperienze realmente vissute. Un libro molto malinconico, triste, dove la storia gialla è in fondo un puro pretesto per dare libero sfogo ai ricordi e per esprimere il proprio pensiero sul lavoro del poliziotto: “ Bisogna agire senza pregiudizi, senza filtri preventivi. Ci vuole una lettura semplice, non viziata da congetture e dietrologie. L’investigatore è un operaio che si sporca le mani, smonta e rimonta la verità e individua l’ingranaggio che non funziona”. Visto a posteriori difficile non considerarlo una sorta di testamento, un memoriale sotto forma di libro giallo. Indubbiamente tutto questo è andato a scapito della parte di pura fiction, che risulta poco coinvolgente e troppo frequenti a mio gusto le digressioni sul filo dei ricordi. Un libro di una tristezza infinita, forse perché troppo vero e sentito, che non è riuscito a farsi amare.