Il diavolo custode
  • 9788862205795
  • Adriano Salani Editore
  • 2012

Il diavolo custode

di Philippe Pozzo di Borgo

Il romanzo autobiografico di un rampollo di nobile famiglia, ricco e colto che la vita a messo spesso alla prova. Dopo anni passati accanto alla sua meravigliosa e amatissima moglie, malata di una rara forma tumorale che la porterà alla morte, Philippe rimarrà paralizzato dal collo in giù a seguito di un incidente di parapendio. Quest'opera è la testimonianza di un uomo che combatte coraggiosamente con il proprio corpo inerme, con la mancanza di Lei, con l'idea di non avere più un futuro dignitoso, con i bruciori e il dolore che la paralisi gli provoca. Ma in questa lotta non è solo: accanto a lui c'è il suo angelo o, meglio, il suo "diavolo custode": Abdel, il suo badante algerino appena uscito di galera, che lo accompagnerà e lo accudirà fino alla fine. Un'amicizia meravigliosa e unica tra due individui lontanissimi tra loro per cultura e caratteri. Una storia vera da cui è stato tratto il film campione di incassi "Quasi amici", una storia di dolore, ma anche di gioia, speranza e amicizia.


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Commenti (1)

16/05/2013 - Gino
utente
Ho letto questo libro incuriosito dal tanto clamore che il film che dal libro è tratto ha destato. Il libro ci parla di una storia vera, di un ricco uomo Philippe che vedrà morire prima la moglie, poi dopo un incidente – che sembra quasi voluto -, dal parapendio, lui diviene tetraplegico. Lui non riesce a vivere in piena autonomia così decide di cercarsi un aiutante, la scelta ricadrà sul meno qualificato, un immigrato algerino Abdul, sarà in grado di prendersi cura di lui? L’amicizia che si istaura tra di loro è magica, anche se non viene poi tanto accentuata. Se nella prima parte si narra della storia dell’autore, la seconda parte è più ariosa e ci troviamo in Marocco insieme ai due, e al destino che riscrive le sue carte. Una vita non facile quella di Borgo, un continuo sopportare il ripetersi del dolore, famigliare, personale, cosmico. Philippe Pozzo di Borgo, figlio del quinto duca Pozzo di Borgo, è stato dirigente della Pommery, la nota casa produttrice di champagne. Con la moglie Béatrice Roche, poi scomparsa a seguito di una grave malattia, ha adottato due bambini, Laetitia e Robert-Jean. Dopo l’incidente si è dedicato ad attività di sensibilizzazione verso i disabili e ha finanziato e curato la fondazione di un istituto parigino di degenza e recupero. Si è risposato e oggi vive tra la Francia e il Marocco. Adesso vedrò sicuramente il film, anche se ho già l’impressione che questo sia uno dei pochi casi, in cui il film è più emozionate, e d’impatto dello stesso libro. Booktrailer: http://www.youtube.com/watch?v=QCUGtJJ_oIA Trailer film: http://www.youtube.com/watch?v=QCUGtJJ_oIA “In ospedale ho scoperto la miseria del dolore, la solitudine degli storpi, l’esclusione dei vecchi, degli improduttivi, la perdita d’innocenza di tanti giovani. Fino a quando l’incidente mi farà intravedere l’immensità di questa sofferenza, ne sarà protetto! Ci sono giovani che passano un anno al centro. Non hanno né televisore, né radio, né visite. Si nascondono per piangere il loro sgomento, la colpa, il senso estremo di ingiustizia.” “E’ insopportabile, vanitoso, orgoglioso, superficiale, umano. Senza di lui sarei morto di decomposizione. Abdel m’ha curato senza sosta come se fossi un neonato. Attento al minimo segnale, presente durante tutte le mie assenze, m’ha liberato quando ero prigioniero, protetto quando ero debole. M’ha fatto ridere quando ero a pezzi. E’ il mio diavolo custode.

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