Il sangue non sbaglia
  • 9788817065740
  • Rizzoli
  • 2013

Il sangue non sbaglia

di Antonio Manganelli

Il bravo poliziotto non è senza paura, è un uomo che la paura ha imparato a conoscerla, a dominarla, ne ha fatto un'arma di difesa e contrattacco. Lo sa bene l'ispettore Giovanni Galasso, che in trent'anni di carriera ha combattuto la criminalità di strada e quella organizzata, imparando sulla propria pelle che l'unico modo per restare vivi è non abbassare mai la guardia. A Palermo ha subito il più ignobile degli attacchi, ha dovuto accettare il trasferimento, e adesso alla Squadra Mobile di Roma ha trovato una seconda casa, un gruppo di amici leali, una famiglia. Ma nella vita di uno sbirro la pace non può durare troppo a lungo: succede così che l'omicidio di Anna De Caprariis, un'affascinante nobildonna nota nella capitale come organizzatrice di iniziative benefiche, diventa per Galasso l'inizio di un'indagine piena di insidie e interrogativi, destinata a riportare alla luce antichi misteri personali. Come quello del suicidio di Laura, sua fiamma giovanile, che scopre collegata alla De Caprariis attraverso discutibili amicizie. Per venirne a capo servirà intuito, cattiveria e quel pizzico di imprevedibilità che appartiene soltanto ai numeri uno.


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Commenti (2)

21/05/2013 - brontolo
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Per capire a fondo il libro è necessario leggere le pagine iniziali dove l’autore spiega le circostanze e i motivi che l’hanno spinto a scrivere. Ricoverato presso un centro per la cura dei tumori, sente la necessità di scrivere una storia, che poi è in fondo la sua storia, un atto d’amore verso la sua professione e verso i colleghi. Difficile separare fiction e vita vissuta. Si intravedono tra le righe sensazioni emozioni e esperienze realmente vissute. Un libro molto malinconico, triste, dove la storia gialla è in fondo un puro pretesto per dare libero sfogo ai ricordi e per esprimere il proprio pensiero sul lavoro del poliziotto: “ Bisogna agire senza pregiudizi, senza filtri preventivi. Ci vuole una lettura semplice, non viziata da congetture e dietrologie. L’investigatore è un operaio che si sporca le mani, smonta e rimonta la verità e individua l’ingranaggio che non funziona”. Visto a posteriori difficile non considerarlo una sorta di testamento, un memoriale sotto forma di libro giallo. Indubbiamente tutto questo è andato a scapito della parte di pura fiction, che risulta poco coinvolgente e troppo frequenti a mio gusto le digressioni sul filo dei ricordi. Un libro di una tristezza infinita, forse perché troppo vero e sentito, che non è riuscito a farsi amare.

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10/07/2013 - danielajap
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La prefazione è illuminante, si capisce il perchè del libro. Un racconto velato di tristezza, ma onesto.

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