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29/03/2015 - sofia
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Momo a Les Halles, recensito da sofia su Bookville.it

Scrive Philippe Hayat del suo romanzo Momo a Les Halles "La Seconda Guerra Mondiale per me è un pretesto, un semplice contesto. Non volevo scrivere né sulla Seconda Guerra Mondiale, né sulla Shoa: non era il cuore del soggetto, ma lo sfondo, come in una pièce di teatro. L'elemento centrale è la storia di un ragazzo di quattordici anni che vede il mondo crollare, passa dall'infanzia all'età adulta e deve trovare la forza di reagire, cercando una ragione di speranza di fronte alla brutalità del mondo." E momo entra nel cuore del lettore il suo coraggio di fronte alla malvagità dei nazisti, il suo sopravvivere nonostante tutto. Il romanzo che si rifà ad una storia vera viene letto come una fiction in cui i protagonisti riescono a trasmettere la speranza che tutto quell'orrore avrà fine. Non è una storia sull'Olocausto è la storia di chi come Momo ha il coraggio di attraversare la vita con coraggio e determinazione e trova anche il tempo per scoprire l'amore. Lettura coinvolgente una descrizione di come ognuno di noi deve trovare il coraggio di affrontare le avversità della vita, di reinventarsi ogni giorno per sopravvivere e per lottare nelle cose in cui crede. Mi è piaciuto tantissimo e vi invito a leggerlo Momo vi entrerà nel cuore e non se ne andrà più!

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29/03/2015 - sofia
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La ferocia, recensito da sofia su Bookville.it

Nicola Lagioia, Autore di Poesia on-line, volumetto allegato all’Annuario della poesia italiana curato da Giorgio Manacorda (Castelvecchi, 2001), per minimum fax ha pubblicato nel 2001 il suo primo romanzo, Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi). Un suo racconto è comparso nell'antologia Patrie impure di Rizzoli e ha pubblicato per Einaudi Occidente per principianti (2004), Riportando tutto a casa (2009, Premio Viareggio) e La ferocia (2014).Il romanzo Candidato al Premio Strega 2015 La ferocia è un potente affresco della società italiana mascherato all'inizio da romanzo noir.La cosa che mi ha affascinato di più in questo libro è lo stile, il ritmo serrato ricco di flash bsck, la ferocia dell'argomento al contrapporsi dell'amore fra i due fratelli Michele e Clara vittime di un padre padrone che governa tutto e tutti, la caduta susseguente di una famiglia che appoggia tutta la vita alla ricerca del Dio denaro e dello Status simbol. Mi chiedo se questo periodo storico italiano sarà ricordato come la caduta di una borghesia fondata sulla corruzione e sulla prevaricazione o se diventerà veramente il modo di vivere di molta parte dei nostri concittadini. La ferocia suscita questi interrogativi e Lagioia ci porta a riflettere in modo amro su dove sia finito il popolo di poeti e navigatori che tanto ha suscitato l'ammirazione di insigni letterati come Dostojewskj, Goethe, Nietzke tanto per citarne alcuni che hanno scelto l'Italia per creare i loro capolavori. Sicuramente il libro merita un premio al di là dello Strega. Consigliata la lettura!

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29/03/2015 - sofia
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Uno, nessuno e centomila, recensito da sofia su Bookville.it

Uno, nessuno, centomila di Luigi Pirandello è uno dei romanzi più enigmatici di questo autore. Come ne Il fu Mattia Pascal tratta della crisi d'identità del protagonista Vitangelo Moscarda , che la moglie chiama Gengé. E' proprio da un commento della moglie che si scatena la crisi d'identità di Moscarda. Gli fa notare alcuni difetti fisici dei quali lui non aveva mai sospettato l'esistenza e quindi comincia a chiedersi come lo vedano gli altri Scritto e pubblicato inizialmente a puntate ne La fiera letteraria diventerà poi un libro se pur breve nel 1925 e pubblicato con un sottotitolo che richiama un'opera di Laurence Sterne suo modello di forma letteraria e d'umorismo: Considerazioni di Vitangelo Moscarda, generali sulla vita degli uomini e particolari sulla propria.Il sorriso che ci scatena Moscarda è un sorriso amaro . Anche noi credo a volte restiamo sorpresi per come ci vedono gli altri al di là dei difetti fisici che noi cerchiamo di minimizzare ma non siamo certo arrivati alle considerazioni di crisi d'identità di questo personaggio che da uno si sente diventare nessuno e alla fine centomila modi diferenti a seconda di come gli altri lo percepiscono per impazzire definitivamente e cambiare tutta la sua noiosa esistenza. Un libro che fa riflettere come Il fu Mattia Pascal e che, secondo me, suscita un disagio esistenziale come nel protagonista. Doverosa un'attenta lettura e forse con ulteriori letture si riesce a penetrare nel mondo onirico del protagonista Moscarda, uomo normale che per un breve commento affronta il giudizio degli altri rinascendo diverso e pazzo. Consiglio.

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27/03/2015 - tosfor
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Papà sei tu il mio eroe, recensito da tosfor su Bookville.it

Il libro raccoglie una serie di consigli su cosa un buon papà deve fare per approcciare, nel modo corretto, il rapporto con la propria figlia. L'autrice Meg Meeker è una pediatra con tanta esperienza maturata tramite i pazienti e con i suoi quattro figli. Consiglio la lettura di questo libro a tutti, e non solo ai genitori, essendo ricco di consigli che possono trovare riscontro in una infinità di rapporti interpersonali.

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25/03/2015 - sofia
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La sposa, recensito da sofia su Bookville.it

Candidato al Premio Strega 2015 La sposa di Mauro Covacich è una serie di racconti ( 17 per la precisione) che scaturiscono o da storie vere o dalle esperienze personali dell'autore. Ne risulta una nalisi a volte spietata della realtà e da crudeltà che superano la fantasia. Una lettura che diventa a volte interessante a volte sofferta, ma che nonostante ciò attira fino in fondo. Non amo molto i racconti, però ho letto con interesse questa serie dove i protagonisti si riconoscono a volte a stento. Lettura che consiglio.

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25/03/2015 - sofia
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Il dio del deserto, recensito da sofia su Bookville.it

"Aton batté le palpebre dei suoi occhietti affondati nei rotoli di grasso, poi sollevò lo sguardo dalla tavola del bao posata fra noi due, volgendolo sulle due giovani principesse della Casa reale di Tamose, che si stavano divertendo a sguazzare nude nelle limpide acque della laguna. “Non sono più bambine”, commentò con naturalezza, senza alcuna traccia di lascivia. Sedevamo l’uno di fronte all’altro sotto un pergolato coperto di fronde di palma, accanto a una delle lagune del grande fiume Nilo. Sapevo che l’accenno alle ragazze rappresentava un tentativo per distrarmi dalla sua prossima mossa con le pietre del bao. Aton non ama perdere, quindi non si fa troppi scrupoli riguardo a come vince." Uncipit del romanzo Il Dio del deserto di Wilbur Smith. Dirà l'autore :-Sono tornato a parlare di Taita e a scrivere la serie sul ciclo egizio, perché ho uno speciale legame con questo personaggio che in qualche modo è il mio alter ego. Mi parla in prima persona e quindi scriverne non può che darmi grandi soddisfazioni.- Sono passati 22 anni dall'ultimo romanzo di Wilbur Smith della " serie egizia"intitolato Il Dio del fiume. Rispetto a quest'ultimo ho notato un approfondimento sulla parte storica privilegiandola all'avventura che è quasi marginale. Percorriamo non solo la storia egizia, ma la cultura babilonese e soprattutto la lugubre civiltà minoica rappresentata dal Sommo Minosse il più grande sovrano di quei tempi.Taita viene descritto come un semidio e per questo rimane inalterato fisicamente nel tempo e il suo obiettivo è sconfiggere i nemici che hanno smembrato l'Egitto i malvagi Hiksos. Meno avvincente, secondo me, rispetto agli altri romanzi della serie egizia, forse perchè oltre al sovrannaturale ( vedi i rapporti di Taita con la Dea Hinanna) per le descrizioni degli usi e costumi sia babilonesi che minoici. Interessanti sono le considerazioni di Taita vedendo lo scempio che le attività commerciali minoiche hanno dato alla natura presagi dell'inquinamento moderno. In sostanza ho trovato il corposo romanzo molto interessante anche se non mi ha dato le emozioni che di solito provo leggendo i libri di questo autore, ma sicuramente è degno di una attenta lettura. Consiglio!

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24/03/2015 - Matik2003
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La rilegatrice dei libri proibiti, recensito da Matik2003 su Bookville.it

"Padronanza di sé. Ripensai a San Bartolomeo e al libro della nostra vita. La libera scelta comporta non poche responsabilità: dobbiamo scrivere la nostra storia con mano ferma." Il libro racconta la storia di Dora Damage, moglie del rilegatore Peter, un uomo in pessime condizioni di salute a causa dei reumatismi, hanno una figlia Lucinda, che soffre di crisi epilettiche, la Legatoria soffre dei problemi di salute del padrone, ha poche commissioni e il marito, all'insaputa della moglie, ha contratto un debito con uno strozzino. La situazione per Dora non è delle migliori ed è costretta per il bene della famiglia, ad assumere il controllo della Legatoria, lei figlia e moglie di un rilegatore, non è del tutto sprovvista dell'arte necessaria, anzi grazie ad intuito e femminilità darà un tocco eccezionale alle sue opere, usando anche materiali alternativi come stoffe, piccoli oggetti decorativi e ai suoi delicati, splendidi ed originali disegni, che adatta e varia a seconda del contenuto dei libri stessi. Piano piano si fa apprezzare da una cerchia di signori molto in vista, che la assumono sotto lo stretto controllo di Diprose, un uomo viscido, infido, cattivo e bugiardo, il suo lavoro assume contorni non del tutto leciti, perchè i libri ai quali è costretta a lavorare, sono opere di dubbia decenza morale per l'epoca, alcuni sono di carattere medico-scientifico ed altri di carattere pornografico, ma la donna contro il suo modo di pensare è costretta comunque a far quei lavori per il necessario sostentamento della sua famiglia. "Anche se era difficile parlare di normalità nel mio mondo, un mondo dominato da potenti signori che mi avevano regalato un abito da lutto troppo elegante per me, ben sapendo che avrei dovuto riprendere subito il lavoro, un mondo popolato di ipocriti come i miei vicini che volevano vedermi recitare la parte della vedovella, pur sapendo che ero sempre stata io a portare i calzoni! Quando si trattava del -gentil sesso- l'importanza era, come al solito, salvare le apparenze: per le strade sarei stata una donna in gramaglie, ma al riparo delle mura domestiche avrei dovuto lavorare come un uomo." Questo libro tratta molti argomenti ed i personaggi che ne fanno parte hanno ognuno uno scopo per far risaltare ancor di più quello che rappresentano: Dora, è una donna dal carattere volitivo, che non si scoraggia, diventa padrona del proprio destino, si destreggia tra uomini ricchi ed equivoci, senza mai perdere la dignità e con grande personalità affronta pericoli e difficoltà dalle quali non può sfuggire, incontra il grande amore della sua vita e lo vive senza remore e recriminazioni (emancipazione); Din, il nero che casualmente si trova a lavorare nella legatoria, ci racconta della schiavitù sofferta in America, un uomo intelligente, che sa leggere e scrivere, che cerca la libertà ed il riscatto per il suo popolo che soffre ancora nelle piantagioni, coraggioso, onesto, che segue un ideale che vuole realizzare a costo della propria vita e del vero amore (schiavitù/libertà); Jocelyn Knigthley, il ricco medico che gira il mondo per scoprire nuove tecniche curative, equivoco, affascinante e pericoloso, che nasconde un segreto che gli fa compiere un'azione scellerata solo per salvare le apparenze nei confronti della società e dei suoi amici che operano in una confraternita e che sono tutti ossessionati da manie perverse (potere e vizi); signora Eales, la vicina di casa di Dora, pettegola, curiosa, che ama la morte ed è felice del dolore degli altri, che condiziona le altre donne del quartiere insinuando cattiverie sull'integrità morale della rilegatrice perchè troppo diversa da loro, forte e caparbia, che non si piega alle regole di una società vecchia e chiusa (invidia e ottusità); Silvya Knigthley, moglie del ricco medico, che improvvisamente, con un bimbo appena nato, viene lasciata, nessuno l'aiuta, tranne Dora, è costretta a scoprire che fuori dalla sua splendida casa c'è povertà, freddo e pericoli, all'inizio è una donna frivola e sciocca, ma di fronte ai problemi matura diventando risoluta e determinata, cresce con amore il figlio senza ritornare nel mondo ovattato e finto che ha lasciato, crea un rapporto speciale con la donna e la figlia che l'hanno aiutata nel momento peggiore della sua vita e l'hanno accolta nella loro misera casa (amicizia). Concludendo questo è stato per me, un libro dalla storia originale, che consiglio perché fa riflettere e pensare, da coraggio e forza alle donne che non si vogliono arrendere mai. "Soffri e ti rafforzi: il bene si pasce del dolore, sovente giova all'inferno un amore liquore."

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24/03/2015 - sofia
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La felicità delle piccole cose, recensito da sofia su Bookville.it

"Io preferisco dire che bisogna crederci. Non è granché crederci, possono farlo tutti: basta metterci un po’ di buona volontà, far tacere il rumore intorno, aprire gli occhi e vedere la propria buona stella. Le persone non credono più alla loro buona stella, ed è un peccato. Si sbagliano, non c’è dubbio: lei c’è per tutti, bisogna solo prendersi la briga di cercarla. A volte brilla dentro alle piccole cose, cose minuscole. In una presenza, per esempio. Al mondo siamo in sette miliardi, eppure, per una sorta di miracolo, basta una voce, un cuore, un certo modo di vedere le cose per illuminare tutto di colpo. Ho conosciuto alcune persone speciali che brillavano persino quando nessuno le vedeva."La felicità delle piccole cose di Caroline Vermalle. Un libro assolutamente delizioso. Nelle vicende dei protagonisti Frédéric e Pétronille c'è una piccola corte di personaggi che giustificano il titolo originale “Une collection de trésors minuscule” dove la scrittrice tratta temi difficili come la discriminazione e l’abbandono.Secondo me il vero protagonista è Monet il pittore che conduce per mano i protagonisti attraverso il tempo nel suo giardino a Givenchy, nelle mappe di un tesoro che è dentro di noi e le frasi che lo accompagnano. "È iniziato tutto nel giardino di Monet a Giverny. Lo ricordo come se fosse ieri. Era il dicembre del 1979. Da più di trent’anni, ogni sera mi domando come sarebbe stata la mia vita se non fossi entrato in quel giardino." e come dice l'autrice Incontriamo le persone che amiamo solo di passaggio. CAROLINE VERMALLE - LA FELICITÀ DELLE PICCOLE COSE e come dopo averlo letto non tracciare la nostra Mappa del tesoro? Cnsiglio!

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23/03/2015 - sofia
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L'assomoir, recensito da sofia su Bookville.it

“Oh! che brutta cosa il bere!”, disse [Gervaise] sottovoce. E raccontò che un tempo beveva l’anisette con la madre, a Plassans. Ma un giorno per poco non ne era morta, e la cosa l’aveva disgustata per sempre: adesso non sopportava più nessun liquore. “Vedete!”, aggiunse indicando il suo bicchiere, “ho mangiato la prugna, ma lascerò il sugo, mi farebbe male.” Nemmeno Coupeau riusciva a capire come si potessero bere tanti bicchieri d’ acquavite. Una prugna ogni tanto certo non poteva far male. Ma quanto all’acquavite, all’assenzio e a tutte le altre porcherie del genere, buona notte! davvero non se ne sentiva il bisogno. I suoi compagni potevano anche prenderlo in giro: lui continuava a rimanere sulla porta, quando quegli ubriaconi andavano a ficcarsi in qualche distilleria."L'assomoir di Emile Zola.Il titolo lo troviamo tradotto in italiano anche con L'ammazzatoio o Lo scannatoio, ma io trovo che il titolo originale rende di più l'idea che era nel pensiero dell'autore cioè quella di trattare un tema come l'alcolismo. Poi nel decorso della narrazione in cui Gervaise la protagonista diventava il fulcro di tutto il romanzo Zola pensò di inserirlo nel ciclo monumentale dei Rougon-Macquart, ciclo di romanzi sul modello della Comédie humaine di Balzac, è concepito nel 1868-1869 come l’ “Histoire naturelle et sociale d’une famille sous le Second Empire” e giungerà alla conclusione solo nel 1893.L'assomoir è il settimo romanzo della serie e direi il più terribile per il tema che tratta. Interessante è leggere la prefazione dello stesso autore in cui racconta come fa a scrivere. Asserisce che se si mettesse a tavolino non una sola parola uscirebbe dalla penna mentre osservando il modo di vivere dei minatori per esempio in Germinal o delle "cocottes" come in Nanà o alla fine degli operai come ne L'assomoir e riunendo le sue osservazioni il romanzo praticamente si scrive da sè.Per esempio l'assomoir è un'osteria gestita da père Colombe dove i personaggi vanno ad annegare nell’alcool la loro disperazione. Non è il vino che li porterà ad una fine da alcolizzati ma l'acquavite che père colombe distilla direttamente nella sua osteria. Leggendo L'assomoir si capirà meglio Nanà e Etienne i due protagonisti la prima del romanzo omonimo e il secondo di Germinal.Per me Zola è stato una scoperta la crudezza delle sue descrizioni, i suoi personaggi che si stagliano a denunciare tutti i mali del loro secolo mi hanno talmente coinvolto che ho deciso di leggere tutto il ciclo pertanto non posso che consigliare questa lettura.

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23/03/2015 - psartiano
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La tomba di Alessandro. L'enigma, recensito da psartiano su Bookville.it

Alessandro il Grande è una figura che affascina da sempre archeologi, storici e semplici appassionati della civiltà greca. La sua tomba non è stata ancora ritrovata e nel tempo molte sono state le "scoperte della tomba di Alessandro" rivelatesi poi inconsistenti. In questo libro Manfredi ripercorre gli ultimi anni della vita di Alessandro e quelli immediatamente successivi alla sua morte, quando i suoi generali si spartirono l'immenso regno da lui creato e ognuno di loro pretendeva che la salma del re macedone fosse collocata nella propria provincia. Alcune fonti parlano del Mausoleo di Alessandro nella città di Alessandria che fu visitato anche da Cesare, da Traiano, da Caracalla che era un suo grande ammiratore e imitatore. Ma quando il cristianesimo si affermò come religione ufficiale dell'Impero romano gli idoli pagani vennero distrutti e si sa per certo che la tomba di Alessandro era meta di pellegrinaggi e lo stesso Alessandro venerato come un dio. Fu quindi distrutto il suo corpo e la sua tomba? o qualcuno riuscì a metterlo in salvo? Secondo un'altra teoria il corpo di Alessandro sarebbe stato collocato nella Chiesa di San Marco che fu il fondatore della prima chiesa cristiana ad Alessandria e fu portato poi a Venezia quando la città passò sotto il dominio islamico e i santuari cristiani furono depredati. Nella Chiesa di San Marco a Venezia una la stra sepolcrale riporta il simbolo dei re Macedoni, lo stesso che è stato trovato nella tomba di Filippo II, padre di Alessandro...La reliquia che contiene le ceneri del Santo potrebbe invece contenere i resti di Alessandro? Solo il permesso di eseguire opportune analisi potrà svelarlo almeno per datare i resti...Consigliato

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